#Sottoilpalcoancheio, Simona Ciappei: “la musica è un antidepressivo naturale”, la sua lotta per poter permettere ai disabili di stare sotto il palco durante i live.

#Sottoilpalcoancheio, Simona Ciappei: “la musica è un antidepressivo naturale”, la sua  lotta per poter permettere ai disabili di stare sotto il palco durante i live.

 

Di Giuseppe Musto

 

Il social network sono strumenti di condivisione che da alcuni anni vengono utilizzati molto frequentemente per iniziative che servono a far emergere problematiche che agli occhi di molti passano inosservate.

Qualche giorno fa girando sul social mi imbatto un’iniziativa che mi incuriosisce molto, Sottoilpalcoancheio, a questo punto decido di mettermi in contatto con Simona Ciappei  che  ha ideato e gestisce questo progetto.

Simona 42 anni, che nel 2011 comincia a stare male e dopo qualche anno scopre che si tratta di miopatia metabolica mitocondriale.

La SuperSimo di Pisa, da sempre amante della musica live,  e’ fan di Vasco, ama i Muse, i 30 Seconds To Mars, Elisa,Robbie Williams, i The Kolors e Bryan Adams,non ha mai perso questa grande passione, neanche dopo l’arrivo della malattia che gli ha cambiato la vita e le ha fatto conoscere un mondo di barriere, tant’è che ha deciso di aprire la pagina Facebook  Sottoilpalcoancheio. “L’ho fatto d’istinto” – ci spiega a  Telefono -. “Sono una di quelle che, se vede un problema, la mente va alla soluzione”. E così, si è attivata sul social: “Sono sicura che troverò delle persone che fisicamente mi potranno dare una mano a cambiare le cose”. Rivendica solo la possibilità di assistere ai concerti in condizioni di sicurezza e da posizioni dignitose. La pagina Facebook Sottoilpalcoancheio ha questo unico scopo.

Tutto nasce dopo la partecipazione Modena Park, il gigantesco concerto di Vasco Rossi al parco Enzo Ferrari nel 2017, come afferma Simona: “ seguire i cantanti è sempre più un’odissea” qualcosa non andò per il verso giusto, l’attesa per avere la conferma del biglietto è durata mesi ed una volta a Modena Park si è trovata nel pit 3, in precarie condizioni di sicurezza e, di fatto, nella condizione di non vedere nulla, nemmeno gli schermi. “ pagai per non vedere nulla” ci dice  di Simona, da li nasce esigenza di capire perche questa disparita di trattamento tra una persona disabile e normodotata.

Quali sono i disagi si incontrano per chi vuole assistere un concerto?

Partiamo con ordine: qualche tempo fa, l’area sicura per i disabili era sotto al palco, come mi spiega. Quello è il posto più adatto: ci sono le uscite di sicurezza dei musicisti, ci sono i membri della security e il personale addetto al soccorso, creare una zona sicura di fronte alle prime file o a lato, ma comunque sotto palco sembra la via più semplice. Da qualche anno, però, le cose non vanno così e l’area destinata ai disabili è sempre più lontana dal palco, su una pedana rialzata.

“Le persone sedute in carrozzina sono più basse dei normodotati, quindi se le prime file della pedana sono già prese, chi arriva dopo rischia di non vedere niente e non ha la possibilità di muoversi liberamente ?”

I disagi per i disabili che vogliono assistere a un concerto iniziano già dall’acquisto del biglietto, perché non esiste una procedura standard, un canale alternativo a quello dei normodotati per l’acquisto. Spesso l’iter è: andare su un rivenditore online o su un altro rivenditore, guardare il costo del biglietto e poi scendere giù, in basso, nelle scritte in piccolo e inviare una mail al promoter o all’organizzatore in loco, per chiedere i posti disabili. Ci sono tutte le carte da mostrare e un’attesa variabile, che può durare anche mesi, prima di ricevere una risposta. Spesso, al momento dell’acquisto del biglietto, la locazione dell’area disabile non è ancora disponibile, quindi non solo non è possibile scegliere dove vedere il concerto, ma neanche capire se valga la pena o meno spendere i soldi se poi si è segregati in un luogo con visibilità ridotta.

Ai normodotati, il biglietto arriva comodamente a casa e hanno un sacco di opzioni di scelta. Simona mi dice che per i disabili non va così: niente biglietto a casa, è sempre da ritirare sul posto e spesso la cassa è da tutt’altra parte rispetto all’area designata, in più non c’è la possibilità del fan ticket. Avete presente il biglietto personalizzato con la foto del cantante o la grafica del tour? Simona ama collezionare i biglietti, ma quelli per i disabili sono sempre  cartoncini anonimi. La modalità di accredito varia a seconda degli organizzatori, quindi non c’è mai la stessa prassi e lo spettatore disabile è costretto a farsi una cultura sui promoter, numeri interni, profili Facebook per tentare di contattare chi di dovere.

 

Ho notato che si dà sempre molta importanza all’abbattimento delle barriere architettoniche, ma mai a quelle mentali. Non tolgono importanza alle prime, ma ho voluto dar voce a tutte quelle persone che provano ‘vergogna’ o si sentono in difficoltà a far valere il proprio diritto al divertimento. Come se una persona disabile non dovesse neppure pensare allo svago.

Dopo di che, “Tu fai domanda di accredito. I tempi di risposta variano. In caso negativo molti non ti rispondono. In genere, in caso positivo ti viene chiesta la certificazione ed il pagamento. Poi la seconda conferma”. Una catena organizzativa che, per chi vuole andare a godersi un concerto fuori porta, si complica, in quanto deve anche trovare per tempo un alloggio accessibile.

La SuperSimo di Pisa mi  racconta anche dei Thirty Seconds To Mars alla Pistoia Blues 2019, che durante una canzone fanno entrare dei fan sul palco e di come avrebbe voluto farlo, senza riuscirci perché l’accesso le è stato proibito dall’organizzazione, la manager si è stupita che ci fosse un’area sola destinata ai disabili lontanissimi dal palco e che non avessero possibilità di scelta tra i vari biglietti disponibili per tutti. In USA, in Giappone e anche in altri stati europei, le aree disabili sono più attrezzate, non c’è il vincolo del singolo accompagnatore.

Simona Dopo avermi raccontato le difficoltà che deve superare ogni volta che decide di andar a vedere un concerto, mi racconta il suo incontro con la cantautrice Elisa, che doveva esibirsi al Teatro Verdi di Firenze, quale migliore occasione per Simona che  abita Pisa ?

 Tutto nasce grazie all’aiuto  di alcune associazioni di Pisa, “È stato uno dei giorni più belli della mia vita. Incontrare Elisa mi ha dato la carica per continuare la mia battaglia”  dichiara Simona durante la nostra chiacchierata telefonica.

Infine prima di salutarci, Simona tiene a precisarci che il suo progetto e no profit e non ha colore politico, il suo obbiettivo e raggiungere 50 mila firme per una proposta di legge che regolamenti accesso ai concerti per i disabili che ad oggi non esiste.

Dopo questa lunga chiacchierata  con Simona Ciappei, riascoltando la registrazione della nostra conversazione capisco ancora una volta come sia difficile per una persona che vive delle difficoltà regalarsi un momento di svago senza dover superare mille difficoltà per raggiungerlo.

Simona ci insegna che per le persone coraggiose come lei,  niente è difficile per chi lo vuole veramente, con passione e dedizione  si possono raggiungere obbiettivi che molte volte nessuno crederebbe , l’impossibilità è la scusa degli opportunisti e dei vigliacchi.

Invitiamo tutti a seguire la pagina facebook  Sottoilpalcoancheio per aiutare Simona vincere  questa battaglia di civiltà che ci riguarda tutti.

Redazione

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