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di Giuseppe Musto

Scampia, l’allarme dei genitori dopo mesi di segni sul corpo e crisi d’ansia. Una registrazione audio avrebbe documentato minacce e rumori compatibili con percosse. Acquisite anche le certificazioni del Santobono.


NAPOLI — Tornava a casa da scuola con lividi, graffi e vestiti danneggiati. Poi, sempre più spesso, arrivavano le crisi d’ansia e improvvisi cambiamenti d’umore. Un insieme di segnali che ha spinto i genitori a cercare una spiegazione e, non trovando risposte ritenute convincenti, a rivolgersi alle forze dell’ordine.

Al centro della vicenda c’è un bambino di nove anni, affetto da autismo grave e non verbale, che frequenta la quarta elementare in un istituto della periferia nord di Napoli, nel quartiere di Scampia. La famiglia ha presentato una denuncia ai carabinieri della stazione di Marianella, consegnando agli investigatori materiale audio e documentazione sanitaria.

La vicenda, resa pubblica dall’avvocato della famiglia Francesco Petruzzi e dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli, è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.

I primi sospetti dopo i segni sul corpo

Secondo il racconto della madre, i primi campanelli d’allarme sarebbero arrivati con la comparsa ripetuta di ecchimosi, escoriazioni e altri segni sul corpo del bambino. Il piccolo, non potendo comunicare verbalmente, non era in grado di spiegare ai genitori che cosa fosse accaduto durante le ore trascorse a scuola.

La famiglia avrebbe quindi chiesto chiarimenti al personale dell’istituto. In base a quanto riferito dai genitori, la spiegazione ricevuta sarebbe stata che quei segni potevano essere riconducibili a comportamenti autolesionistici.

Una risposta che non avrebbe convinto la madre. Da qui la decisione di cercare elementi ulteriori per comprendere cosa accadesse durante la permanenza del figlio in classe.

La registrazione e le accuse

I genitori avrebbero nascosto un piccolo dispositivo per la registrazione audio negli abiti del bambino. Secondo quanto sostenuto dalla famiglia e dai suoi legali, nei file acquisiti si udirebbe la voce di un operatore ASACOM, impegnato nel supporto al minore, mentre si rivolge al bambino con modalità aggressive e pronuncia minacce.

In alcune registrazioni, sempre secondo la denuncia, si percepirebbero inoltre rumori che la famiglia e i suoi rappresentanti ritengono compatibili con percosse o costrizioni fisiche. A fare da sfondo alle conversazioni ci sarebbero il pianto e le grida del bambino.

Si tratta, allo stato, di elementi che dovranno essere verificati dagli inquirenti attraverso gli opportuni accertamenti. L’esatta dinamica dei fatti e l’eventuale responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere stabilite dall’autorità giudiziaria.

I referti del Santobono

A rafforzare i sospetti della famiglia ci sarebbe anche la documentazione sanitaria prodotta dopo gli episodi. I genitori si sono rivolti al Pronto soccorso dell’Ospedale Pediatrico Santobono-Pausilipon di Napoli.

Nei referti consegnati agli investigatori vengono indicate, secondo quanto riferito dalla famiglia, lesioni eritematose, escoriazioni nella zona del collo e contusioni alle braccia. La documentazione riporterebbe inoltre una diagnosi di maltrattamento di minore.

Audio e certificazioni mediche sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, che dovrà ora valutare la loro rilevanza e procedere agli accertamenti necessari.

La madre: «Chiedo giustizia per mio figlio»

Dietro la denuncia c’è soprattutto la preoccupazione di una madre che racconta di aver visto il proprio figlio cambiare nel corso dei mesi.

«Mio figlio usciva da scuola con segni evidenti e con le magliette strappate», avrebbe raccontato la donna, spiegando di non aver ritenuto sufficiente la prima spiegazione ricevuta. «Non poteva raccontarmi cosa gli fosse successo. Ho cercato un modo per capire».

Ora la famiglia chiede che venga fatta piena luce sulla vicenda e che, se le accuse dovessero trovare conferma, vengano individuate tutte le responsabilità.

«Queste cose non devono accadere», è il senso dell’appello della madre, preoccupata anche per le conseguenze che una simile esperienza potrebbe lasciare nel rapporto del figlio con la scuola.

Borrelli: «La scuola deve essere un luogo sicuro»

Sulla vicenda è intervenuto anche Francesco Emilio Borrelli, che ha chiesto l’intervento dell’Ufficio scolastico regionale e delle autorità competenti.

L’esponente politico ha definito il contenuto della denuncia «agghiacciante», sottolineando la particolare vulnerabilità del bambino, che non dispone della possibilità di raccontare verbalmente eventuali episodi subiti.

La richiesta è quella di adottare, qualora gli elementi raccolti venissero confermati, provvedimenti immediati nei confronti delle persone eventualmente responsabili, impedendo loro di entrare in contatto con altri minori.

L’avvocato: «Accertare ogni responsabilità»

L’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia, conferma il deposito della documentazione presso l’autorità giudiziaria.

«Abbiamo consegnato le fonti di prova, dalle registrazioni audio alla documentazione sanitaria», è quanto riferito dal legale, che chiede che vengano approfonditi non soltanto gli eventuali comportamenti direttamente compiuti ai danni del bambino, ma anche ogni possibile profilo relativo alla vigilanza.

L’obiettivo, spiega il legale, è duplice: tutelare il minore e verificare che eventuali condotte illecite non possano ripetersi ai danni di altri bambini particolarmente fragili.

Adesso saranno gli accertamenti degli investigatori e della magistratura a dover stabilire cosa sia realmente accaduto all’interno della scuola. Le registrazioni, i referti medici e le altre circostanze segnalate dalla famiglia dovranno essere esaminati e verificati. Perché dietro questa denuncia c’è un bambino che, non potendo raccontare con le parole ciò che vive, ha affidato i propri segnali di sofferenza agli occhi della sua famiglia.

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