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di Gilda Luzzi
Al termine di un viaggio, ciò che rimane non può essere misurato soltanto contando i chilometri percorsi.
InSuperAbile 2026 ha attraversato la Sardegna da Olbia a Cagliari, lungo i 353 chilometri del Cammino di Bonaria. Lo ha fatto prima in bicicletta e poi a piedi, portando sulle strade dell’isola persone con e senza disabilità, volontari, accompagnatori e associazioni provenienti da territori diversi.
La fatica è stata una presenza quotidiana. Il sole implacabile, le lunghe distanze, le gambe pesanti e quei chilometri che, soprattutto nelle ore più calde, sembravano non finire mai. Ma proprio nella fatica il significato della staffetta è diventato più evidente.
Quando qualcuno rallentava, un’altra persona lo aspettava. Quando il passo si faceva più pesante, una voce, una mano o uno sguardo aiutavano a ripartire. Procedere non significava arrivare prima degli altri, ma fare in modo che tutti potessero raggiungere il traguardo.
È questa la scoperta che ha accompagnato il gruppo lungo l’intero percorso: nessun passo appartiene soltanto a chi lo compie. Lo fanno anche la persona che cammina accanto, quella che aspetta qualche metro più avanti e quella che si volta per controllare che nessuno sia rimasto indietro.
A rimettere ogni volta la fatica nella giusta prospettiva sono stati soprattutto i sorrisi dei ragazzi e delle ragazze di InSuperAbile. Sorrisi arrivati spesso nei momenti più duri, con la capacità di ricordare a tutti perché valesse la pena continuare.
La strada ha eliminato progressivamente distanze e sovrastrutture. Sono rimasti gli abbracci sudati alla fine delle tappe, le mani tese, le risate, le parole scambiate camminando e anche i silenzi. Perché durante un viaggio come questo ci si conosce nella semplicità, quando la fatica indebolisce le apparenze e lascia emergere ciò che si è davvero.
Fondamentale è stata l’accoglienza incontrata in Sardegna: porte aperte, tavole preparate, acqua fresca offerta nei momenti in cui sembrava la cosa più preziosa del mondo. Persone conosciute da poche ore hanno accolto il gruppo con una familiarità capace di trasformare ogni arrivo in un ritorno a casa.
Paesi, feste, costumi e tradizioni hanno raccontato una terra profondamente legata alle proprie radici. Radici che non impediscono di andare lontano, ma permettono di farlo senza perdersi. Al calore del sole sardo, che ha accompagnato e messo alla prova i partecipanti, si è aggiunto quello ancora più intenso delle persone incontrate lungo il cammino.
Fra i momenti più significativi della staffetta resta la visita all’Istituto penale per i minorenni di Quartucciu. Lì InSuperAbile ha incontrato giovani che vivono dall’altra parte di una libertà troppo spesso considerata scontata.
I partecipanti hanno raccontato le proprie storie, le fragilità, le difficoltà, le cadute e il modo in cui ciascuno, secondo le proprie possibilità, prova ogni giorno a rialzarsi. Nessuno può sapere che cosa sia rimasto di quell’incontro nei ragazzi presenti. È possibile, però, che attraverso le testimonianze ascoltate sia passata almeno l’idea di una possibilità: non essere per sempre identificati con ciò che si è sbagliato, riuscire a immaginare qualcosa oltre un muro e riconoscere che può esistere ancora una strada davanti.
InSuperAbile ha portato il proprio messaggio lungo 353 chilometri, nelle città, nei piccoli paesi e in ogni incontro: le differenze non devono trasformarsi in distanze e ogni persona, con le proprie capacità e fragilità, ha diritto ad avere una strada da percorrere.
Ma un messaggio autentico non viaggia mai in una sola direzione. Ogni comunità incontrata ne ha restituito una parte, arricchita da una storia, un sorriso, un bicchiere d’acqua, un abbraccio o uno sguardo. Così il messaggio portato sulle strade della Sardegna è tornato ai partecipanti più grande, concreto e condiviso.
InSuperAbile non racconta la capacità di superare ogni ostacolo. Nessuno può farlo sempre. Racconta, invece, la disponibilità a lasciarsi toccare e cambiare dall’incontro con l’altro. Significa accettare che fragilità differenti possano riconoscersi e che proprio da quell’incontro possa nascere una forza che nessuno avrebbe avuto da solo.
Significa riuscire a compiere un passo che sembrava impossibile e poi voltarsi, scoprendo che il movimento più importante non è stato quello delle gambe.
Alcune strade si misurano in chilometri. Altre nella distanza fra le persone che erano partite e quelle che, dopo avere camminato insieme, sono arrivate al traguardo.
InSuperAbile 2026 ha percorso entrambe.


