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di Giuseppe Musto
Sparanise (Caserta) — C’è una notte, prima del primo giorno di scuola, in cui i bambini e i ragazzi non riescono a prendere sonno. Di solito è l’ansia a tenerli svegli. Per Federico, quest’anno, era la gioia.
Diciotto anni, autismo, appena reduce dall’esame di maturità sostenuto a giugno, Federico aveva aspettato tutta l’estate questo momento: il primo anno di Scienze Umane all’Istituto “Ugo Foscolo” di Sparanise, i nuovi compagni di classe, una nuova insegnante da conoscere. Per lui, che nella scuola trova uno dei suoi punti fermi, settembre non era un obbligo da subire ma un traguardo atteso con entusiasmo.
Quell’attesa, però, ha incontrato subito un piccolo imprevisto.
Un’assenza non comunicata
In classe, quella mattina, mancava l’insegnante di sostegno assegnata a Federico: era in congedo parentale per l’intera settimana. Un diritto legittimo, come sottolinea la stessa famiglia. Quello che i genitori avrebbero gradito, però, è un avviso preventivo: pur avendo scambiato con l’insegnante il numero di telefono nei giorni precedenti, non hanno ricevuto alcuna comunicazione sull’assenza prevista per il primo giorno di scuola.
Fortunatamente, Federico è comunque riuscito a restare in classe: se n’è occupata un’altra insegnante di sostegno, presente per seguire un altro alunno, che ha scelto di prendersi cura anche di lui in quelle ore. Un gesto di disponibilità che ha evitato al ragazzo di restare escluso, anche se non ha risolto il problema di fondo: per l’intera settimana Federico resterà senza il proprio insegnante di sostegno di riferimento, senza che sia stata individuata una sostituzione stabile.
Una difficoltà che molte famiglie conoscono bene
Quella di Federico non è una storia isolata. Ogni settembre, in tante scuole italiane, si ripropongono difficoltà simili: cattedre di sostegno scoperte nei primi giorni, nomine che arrivano in ritardo, insegnanti che cambiano di anno in anno rendendo faticoso costruire un rapporto di fiducia con lo studente. Alcune famiglie raccontano persino di aver cambiato tre insegnanti di sostegno nell’arco dei tre anni delle scuole medie, nonostante il tema della continuità didattica sia da tempo al centro dell’attenzione normativa, anche con il recente Decreto Valditara.
“Il sostegno è una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita”, ha scritto con ironia amara chi ha raccontato la vicenda di Federico sui social, citando Forrest Gump. Una battuta che racconta bene un sentimento diffuso tra molte famiglie: quello di non poter contare, ogni anno, su una continuità certa.
Il tema, più ampio, dell’inclusione scolastica
Episodi come questo si inseriscono in una riflessione più generale sull’inclusione scolastica dei ragazzi con disabilità, tornata al centro del dibattito pubblico anche dopo la proposta, avanzata di recente da un generale vicino alla destra, di istituire classi separate per gli studenti con disabilità — un’ipotesi che ha suscitato reazioni critiche da parte di associazioni e famiglie, convinte che il modello delle classi ordinarie vada difeso, ma anche reso più solido nella pratica quotidiana.
Una domanda che resta
Dietro la vicenda di Federico c’è anche una domanda più ampia che molte famiglie con figli con disabilità grave si pongono: quanto sono realmente sostenute, nella quotidianità, le persone che assistono un figlio per anni, a volte per tutta la vita? È una domanda che, secondo chi ha condiviso questa storia, meriterebbe più attenzione, soprattutto quando la cronaca racconta situazioni di famiglie arrivate a un punto di rottura per il peso dell’assistenza continua, spesso senza un adeguato supporto.
Per ora, a Sparanise, la famiglia di Federico continua a cercare, insieme alla scuola, una soluzione stabile per i prossimi giorni. Il ragazzo che non aveva dormito per la felicità, intanto, ha potuto comunque vivere il suo primo giorno in classe — grazie alla disponibilità di chi, pur non essendone incaricato, ha scelto di non lasciarlo solo.