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dí Giulia Ferri

Scuola, disabilità, trasporto e lavoro: per molte famiglie l’inizio dell’anno scolastico significa organizzare una complessa rete di servizi. E quando qualcosa non funziona, troppo spesso il peso ricade sul caregiver.


La scuola ricomincia, ma per molte famiglie la vera corsa comincia prima della campanella. Organizzare gli spostamenti, garantire l’assistenza, coordinare orari scolastici e lavorativi, affrontare eventuali ritardi o assenze dei servizi: per chi assiste un figlio con disabilità, la quotidianità può trasformarsi in un continuo esercizio di incastri.

E quando uno degli ingranaggi si blocca, spesso è il caregiver familiare a dover trovare una soluzione.

Il problema non riguarda soltanto la scuola. Riguarda anche il diritto dei genitori a lavorare, avere un reddito, programmare la propria vita e non essere costretti a scegliere continuamente tra assistenza e occupazione.

Quasi 359mila studenti con disabilità

I dati Istat restituiscono la dimensione del fenomeno. Nell’anno scolastico 2023/2024 erano quasi 359mila gli alunni con disabilità nelle scuole italiane, pari al 4,5% degli iscritti.

In cinque anni il numero è aumentato di circa 75mila unità, con una crescita del 26%.

Numeri che raccontano una realtà nella quale l’inclusione scolastica coinvolge un numero sempre maggiore di studenti e, di conseguenza, anche un numero crescente di famiglie chiamate ogni giorno a organizzare assistenza, spostamenti e conciliazione con il lavoro.

Il problema della continuità

Tra le criticità rilevate da Istat c’è anche quella della continuità del sostegno.

Oltre la metà degli studenti con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente. Nel corso dello stesso anno scolastico, inoltre, una quota significativa ha dovuto affrontare ulteriori cambiamenti.

Per una famiglia, ogni cambiamento può significare dover ricominciare da capo un percorso di conoscenza e coordinamento. Per uno studente con bisogni specifici, invece, la continuità rappresenta un elemento importante della quotidianità scolastica.

Il trasporto: il primo ostacolo può essere arrivare a scuola

La possibilità di frequentare la scuola passa anche dalla possibilità concreta di raggiungerla.

Nel 2025 sono stati destinati 100 milioni di euro al trasporto degli studenti con disabilità privi di autonomia, con riferimento alla scuola dell’infanzia, alla scuola primaria e alla scuola secondaria di primo grado.

Il trasporto scolastico rappresenta infatti uno dei servizi che possono fare la differenza tra una frequenza scolastica realmente accessibile e una frequenza resa difficile dalla mancanza di soluzioni adeguate.

Quando il trasporto diventa un problema di lavoro

Per un genitore caregiver, il trasporto non è soltanto una questione organizzativa. Può diventare direttamente una questione lavorativa.

Se il servizio non è disponibile, arriva in ritardo oppure non copre determinati orari, qualcuno deve accompagnare il ragazzo a scuola, riportarlo a casa o garantire la presenza necessaria.

Quel qualcuno, in molte famiglie, è il genitore.

Così un problema apparentemente legato alla mobilità può trasformarsi in un problema di occupazione: entrate posticipate al lavoro, permessi, ferie utilizzate per necessità assistenziali, riduzione dell’orario o, nei casi più difficili, rinuncia all’attività lavorativa.

Una doppia giornata

Il caregiver lavoratore vive spesso una doppia responsabilità.

Da una parte c’è il lavoro, con i suoi orari, le scadenze e le responsabilità. Dall’altra c’è l’assistenza familiare, che non può essere rimandata e che spesso richiede una presenza quotidiana.

La giornata può iniziare molto prima dell’orario di lavoro e terminare molto dopo. Preparare il figlio, organizzare il trasporto, accompagnarlo, coordinarsi con la scuola e con i servizi, lavorare e poi tornare a occuparsi delle necessità familiari.

Quando manca un servizio, il tempo necessario deve essere comunque trovato.

Il caregiver non può essere il servizio sostitutivo

Il ruolo della famiglia è fondamentale, ma non può diventare automaticamente la soluzione alle carenze organizzative dei servizi.

Il caregiver familiare svolge un’attività di assistenza che ha un valore umano e sociale enorme. Proprio per questo, il sostegno alla famiglia non dovrebbe tradursi nel trasferimento sulle sue spalle di responsabilità che appartengono alla rete dei servizi pubblici.

La vera inclusione passa anche dalla possibilità per una famiglia di non essere lasciata sola davanti a ogni difficoltà.

20mila studenti hanno bisogno di assistenza specializzata

La complessità emerge anche dai dati relativi all’assistenza.

Secondo Istat, circa 20mila studenti con disabilità necessitano di assistenza specializzata. Oltre 15mila usufruiscono dell’assistenza per l’autonomia e la comunicazione, mentre quasi 5mila necessitano di assistenza per l’igiene personale.

Sono interventi che possono essere essenziali per garantire una reale partecipazione alla vita scolastica.

Ausili e accessibilità: altri ostacoli

Non tutte le difficoltà riguardano direttamente il trasporto o l’assistenza personale.

Circa il 31% degli studenti con disabilità necessita di strumenti e ausili didattici. Sul fronte dell’accessibilità, inoltre, Istat rileva che soltanto una parte delle scuole risulta pienamente accessibile agli studenti con disabilità motorie.

L’inclusione, quindi, non può essere considerata soltanto come la presenza fisica dello studente in aula. Significa poter entrare nell’edificio, muoversi, partecipare alle attività, comunicare e usufruire degli strumenti necessari.

Nel 2025 30 milioni per i caregiver

Nel 2025 sono stati inoltre destinati 30 milioni di euro a interventi rivolti ai caregiver familiari, nell’ambito delle misure dedicate al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale.

Si tratta di un passo che riconosce la dimensione sociale dell’assistenza familiare, ma che si inserisce in un quadro nel quale le esigenze delle famiglie restano molto ampie e differenziate.

Lavorare non dovrebbe significare scegliere

Il punto centrale è proprio questo: lavorare e assistere non dovrebbero essere due diritti incompatibili.

Un genitore non dovrebbe essere costretto a scegliere tra lo stipendio e la possibilità di accompagnare il proprio figlio a scuola. Una famiglia non dovrebbe dover compensare ogni interruzione del servizio con ferie, permessi o sacrifici personali.

Per questo il tema del caregiver lavoratore riguarda non soltanto la disabilità, ma anche il lavoro, il welfare, i servizi territoriali e la capacità del sistema di sostenere concretamente le famiglie.

La campanella suona per tutti

La scuola dovrebbe essere il luogo in cui ogni studente può costruire il proprio percorso, indipendentemente dalla propria condizione.

Perché questo accada, però, non basta aprire le porte dell’aula. Servono trasporti accessibili, assistenza, continuità, ausili, personale e servizi capaci di dialogare tra loro.

E serve anche riconoscere che dietro ogni studente con disabilità c’è spesso una famiglia che organizza, accompagna, assiste e lavora.

L’inclusione non può significare chiedere al caregiver di fare sempre di più. Significa costruire una rete che permetta alle famiglie di vivere, lavorare e prendersi cura dei propri figli senza dover scegliere ogni giorno quale diritto sacrificare.


Fonti principali: Istat, dati sull’inclusione scolastica 2023/2024 pubblicati il 18 marzo 2025; Gazzetta Ufficiale, decreto sul trasporto scolastico del 21 marzo 2025; Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità, decreto caregiver del 29 aprile 2025. 

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