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45.700 persone aiutate in un anno, oltre 6.000 accolte nelle strutture e negli appartamenti e un aumento del 36% dell’accoglienza rispetto all’anno precedente. Sono i numeri con cui Progetto Arca fotografa il 2025 e guarda ai prossimi anni con il nuovo Piano strategico 2025-2030 “Coltiviamo speranza”. A Milano, dove la Fondazione è nata 32 anni fa, il bilancio di un modello che punta non solo a rispondere all’emergenza, ma ad accompagnare le persone verso una nuova autonomia.

MILANO, 22 settembre 2026 – Non solo dare una risposta all’emergenza, ma costruire le condizioni perché una persona possa ripartire. È questa la sfida che emerge dal nuovo Bilancio sociale di Fondazione Progetto Arca, presentato oggi a Palazzo Marino insieme al Piano strategico 2025-2030 “Coltiviamo speranza”.

Nel 2025 sono state 45.700 le persone aiutate dalla Fondazione, 30mila delle quali in Italia, attraverso una rete di 111 servizi dedicati al sostegno alimentare, abitativo, lavorativo e sociale. Un intervento diffuso in 208 città italiane, che ha nell’accoglienza uno dei suoi principali strumenti.

Il dato più significativo riguarda proprio le persone accolte: sono state oltre 6.000, il 36% in più rispetto all’anno precedente. Ma a raccontare l’esito dei percorsi non è soltanto il numero degli ingressi. Delle 1.846 persone che hanno concluso il percorso di accoglienza, l’85% ha raggiunto un cambiamento positivo: il 40% ha conquistato una condizione di autonomia, mentre il 45% ha proseguito il proprio cammino entrando in altri servizi di cura o inclusione.

È su questo passaggio, dall’emergenza alla possibilità di costruire un futuro, che Progetto Arca concentra una parte importante della propria strategia.

Nata a Milano 32 anni fa, la Fondazione opera oggi attraverso strutture di accoglienza, servizi in strada, interventi per i bisogni primari e progetti di sensibilizzazione. Un sistema che nel nuovo Piano strategico punta a rafforzare la capacità di intercettare i cambiamenti sociali e di trasformare i bisogni emergenti in risposte concrete.

L’housing sociale per contrastare l’emergenza abitativa

All’interno del sistema di accoglienza assume un ruolo sempre più importante l’housing sociale. Sono 182 gli appartamenti messi a disposizione dalla Fondazione tra Milano, Roma e Genova per persone e famiglie che vivono una situazione di fragilità abitativa: persone senza dimora con diversi livelli di autonomia, famiglie in povertà, anziani soli, rifugiati e richiedenti asilo.

Tra le nuove frontiere dell’intervento ci sono proprio gli anziani fragili. L’aumento della longevità si accompagna infatti anche alla crescita delle situazioni di solitudine e povertà.

In questo ambito si inserisce Casa Seneca, il progetto di housing sociale inaugurato lo scorso marzo nel quartiere milanese di Baggio, destinato a persone in emergenza abitativa, dai nuclei monogenitoriali agli anziani soli.

Realizzato in collaborazione con l’Associazione Seneca Odv, il progetto punta a crescere nei prossimi anni attraverso l’acquisizione di nuovi appartamenti e lo sviluppo di ulteriori iniziative rivolte alla popolazione anziana.

Al centro la persona e il cambiamento

Il modello di Progetto Arca parte dall’ascolto e dall’osservazione dei bisogni per arrivare alla progettazione di nuovi servizi. Un approccio che mette al centro la persona e la sua storia, con l’obiettivo di accompagnarla verso il recupero della fiducia, della responsabilità e dell’autonomia.

La Fondazione ha sviluppato un sistema di valutazione dell’impatto sociale, coordinato dal Comitato scientifico, che coinvolge direttamente le persone accolte per misurare i cambiamenti prodotti dai percorsi intrapresi.

«I dati restituiscono un quadro positivo – spiega Laura Nurzia, vicepresidente di Progetto Arca, che ha curato l’analisi dei dati e la stesura del Bilancio sociale –. L’esperienza nelle nostre strutture di accoglienza aiuta gli ospiti a sentirsi accolti, a rafforzare la motivazione verso la formazione e l’integrazione e a sviluppare una maggiore apertura alla relazione, per costruire un futuro spesso difficile persino da immaginare».

L’analisi non si limita all’autonomia personale, ma considera anche la capacità di partecipare alla vita della comunità. Tra gli elementi osservati ci sono il senso civico, il rispetto della legalità, la disponibilità verso gli altri e l’interesse per il bene comune.

Un impatto sociale che vale 3,4 volte i costi sostenuti

Il Bilancio sociale introduce inoltre una valutazione economica dell’impatto generato dalle attività della Fondazione attraverso il cosiddetto “moltiplicatore del ritorno sociale”.

Nel 2025 l’indicatore ha raggiunto quota 3,4: secondo la metodologia adottata da Progetto Arca, il valore generato dai servizi di accoglienza, dalla risposta ai bisogni primari e dalla presa in carico risulta quindi più che triplicato rispetto ai costi effettivamente sostenuti.

A contribuire a questo risultato sono anche le risorse che caratterizzano il modello non profit: il lavoro dei volontari, le donazioni di beni e servizi, le agevolazioni fiscali, le convenzioni e il recupero delle eccedenze.

Un esempio è rappresentato dall’abbigliamento, con il grande guardaroba della Fondazione alimentato da capi nuovi donati dalle aziende e da privati, purché in ottime condizioni.

«Questo impatto sociale, che passa attraverso conteggi forse un po’ complessi, è di grande importanza per la società e le istituzioni che trovano in noi, come in ogni altro ente non profit, l’energia propulsiva per trasformare, innovare e generare cose nuove», sottolinea Laura Nurzia.

“Coltiviamo speranza”: innovazione e nuovi bisogni

L’innovazione è uno degli elementi centrali anche del nuovo Piano strategico 2025-2030 “Coltiviamo speranza”, elaborato dal Consiglio di amministrazione attraverso il confronto con gli operatori della Fondazione e con esperti esterni.

L’obiettivo è partire dall’osservazione quotidiana della realtà per intercettare bisogni emergenti e trasformarli in nuovi servizi. Una strategia che guarda quindi non soltanto alle emergenze già conosciute, ma anche alle nuove forme di fragilità.

Tra queste, quella degli anziani in condizioni di povertà e solitudine. In Italia, secondo i dati riportati dalla Fondazione, circa un milione di anziani vive sotto la soglia della povertà assoluta. È anche a questa fascia di popolazione che guardano i nuovi progetti di Progetto Arca.

Casa Seneca rappresenta un primo esempio concreto di questa evoluzione: un modello di housing sociale che mette insieme risposta all’emergenza abitativa, accompagnamento e costruzione di relazioni all’interno della comunità.

Oltre mille volontari al fianco delle persone fragili

A sostenere quotidianamente le attività della Fondazione c’è una rete di 1.135 volontari, impegnati soprattutto nei servizi di accoglienza e nelle attività di strada. L’82% opera a Milano, dove Progetto Arca mantiene il proprio principale radicamento.

Il volontariato rappresenta una componente essenziale del modello di intervento, contribuendo non soltanto alla gestione concreta dei servizi, ma anche alla costruzione di relazioni con le persone accolte.

Alla presentazione del Bilancio sociale è intervenuto anche Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, che ha sottolineato il ruolo della Fondazione nella coprogettazione con l’amministrazione comunale per affrontare il fenomeno della grave marginalità.

«A Milano, la Fondazione è uno dei partner principali della coprogettazione che si occupa di fronteggiare il fenomeno della grave marginalità, lavorando in sinergia con l’Amministrazione per costruire uno dei sistemi di risposta più solidi in Italia», ha dichiarato Bertolé, ricordando il lavoro svolto attraverso centri di accoglienza, unità mobili e distribuzione di pasti in strada.

Cinque valori per il futuro

Il nuovo Piano strategico prende il nome “Coltiviamo speranza”, una scelta che sintetizza la volontà di guardare al futuro partendo dalle esperienze maturate sul campo.

«Speranza, ascolto, dignità, accoglienza, fiducia: sono i 5 valori che ci muovono nell’impegno quotidiano al fianco delle persone fragili», commenta Alberto Sinigallia, presidente di Progetto Arca.

«Continuiamo a rispondere alle emergenze e ai bisogni primari, consapevoli che non possono esaurire tutte le esigenze della persona ma sono una base necessaria per ritrovare la stabilità e il desiderio di rialzarsi e migliorare la propria vita».

Il punto di partenza resta dunque l’ascolto. «Come fanno ogni giorno i nostri preziosi volontari, partiamo dall’ascolto, il primo gesto di cura alla base di ogni relazione, perché così riconosciamo una persona in quanto unica, che può recuperare quella fiducia necessaria per puntare al cambiamento», conclude Sinigallia.

Un approccio che, nei prossimi anni, accompagnerà Progetto Arca nell’obiettivo di intercettare fragilità vecchie e nuove, sviluppando servizi capaci di unire risposta ai bisogni primari, accoglienza e percorsi verso una maggiore autonomia.


Articolo a cura di Silvia Panzarin – Le Acrobate, idee parole comunicazione

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