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Le famiglie beneficiarie dell’Assegno Unico e Universale riceveranno il pagamento di settembre 2026 tra il 20 e il 21 del mese, secondo il calendario ordinario dell’INPS. Ma dietro l’accredito mensile si nasconde una novità che riguarda migliaia di nuclei familiari: chi non ha presentato in tempo la nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) ha perso in modo definitivo il diritto a recuperare gli arretrati maturati dal mese di marzo.
Cosa è successo con la scadenza del 30 giugno
Il 30 giugno rappresentava il termine ultimo fissato dall’INPS per consentire il ricalcolo retroattivo dell’assegno sulla base dell’ISEE aggiornato al 2026. Chi ha rispettato la scadenza ha potuto vedere adeguato il proprio importo fin dal mese di marzo. Chi invece non ha aggiornato l’indicatore in tempo continuerà a percepire, anche a settembre, l’importo minimo previsto per legge, senza alcun conguaglio sulle mensilità già erogate.
Per una famiglia con un solo figlio minorenne, la differenza tra l’importo minimo e quello spettante con un ISEE basso può superare i 100 euro al mese: significa che, sommando marzo, aprile, maggio e giugno, alcuni nuclei hanno già perso più di 400 euro di arretrati non più recuperabili. Per le famiglie numerose, con tre o più figli, la cifra persa può superare anche i 1.500 euro.
Non è mai troppo tardi per aggiornare l’ISEE
C’è però una buona notizia per chi non ha ancora provveduto: la situazione non è irrimediabile. Chi presenta la DSU aggiornata dopo la scadenza di giugno non perde il diritto all’Assegno Unico, ma vedrà l’importo corretto decorrere semplicemente dal mese di presentazione della dichiarazione, senza possibilità di recupero per i mesi precedenti.
Un’ulteriore data da tenere a mente è quella del 30 settembre: superato questo termine, l’INPS considera valida la nuova DSU solo per il futuro, azzerando qualsiasi possibilità di conguaglio anche parziale sui mesi già trascorsi da marzo in poi.
Cosa fare per non perdere altro tempo
Per le famiglie che non hanno ancora rinnovato l’ISEE, i passaggi da compiere sono semplici ma urgenti:
• verificare la validità del proprio ISEE tramite il portale INPS o rivolgendosi a un CAF;
• presentare quanto prima la nuova DSU, così da far decorrere l’importo corretto già dal mese successivo;
• consultare l’app INPS Mobile o l’area MyINPS per controllare gli importi accreditati e le eventuali variazioni.
Per chi vive già in condizioni economiche fragili, ogni mese di ritardo si traduce in una perdita concreta di sostegno per la famiglia. Un motivo in più per non rimandare un adempimento che, per molti nuclei, può fare una differenza reale nel bilancio domestico.

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