|
Ascolta articolo
Getting your Trinity Audio player ready...
|
Redazione – Il Terzo settore italiano si conferma una realtà sempre più centrale nel sistema di welfare e nello sviluppo dell’economia sociale del Paese. A evidenziarlo è il Rapporto 2025 “La riforma al traguardo. Risultati, nodi irrisolti e futuro del Terzo Settore”, pubblicato dalla Fondazione Terzjus, che restituisce l’immagine di un comparto dinamico, capace di innovarsi e di rafforzare progressivamente il proprio ruolo nelle comunità.
Dopo anni di riforme e cambiamenti normativi, il settore appare oggi più strutturato e organizzato. Gli enti iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) hanno ormai superato quota 140 mila, confermando la diffusione capillare di associazioni, fondazioni e imprese sociali impegnate in numerosi ambiti di interesse generale: dall’assistenza alle persone con disabilità alla tutela dell’ambiente, dai servizi sanitari e socio-assistenziali alla promozione culturale e alla partecipazione civica.
Il peso del Terzo settore è significativo anche sul piano economico e occupazionale. Attualmente rappresenta circa il 4,5% dell’occupazione privata in Italia e costituisce una componente sempre più rilevante dell’economia sociale. Negli ultimi anni si è registrata anche una crescita delle forme di sostegno da parte dei cittadini, con l’aumento delle donazioni, del volontariato e delle scelte di destinazione del 5 per mille, strumenti che rafforzano il legame tra organizzazioni e comunità.
Non mancano tuttavia alcune criticità strutturali. Il rapporto evidenzia un divario retributivo ancora consistente rispetto al resto dell’economia privata: i lavoratori del Terzo settore percepiscono mediamente tra il 25% e il 30% in meno. La retribuzione media annua dei dipendenti si attesta intorno ai 13.300 euro. Il settore presenta inoltre una forte presenza femminile, pari a circa il 73% degli occupati, spesso con una significativa incidenza di contratti part-time. Oltre l’80% dei lavoratori è concentrato nelle imprese sociali.
Dal punto di vista normativo, il 2025 rappresenta una tappa significativa nel percorso di attuazione della riforma del Terzo settore avviata nel 2016. Gran parte dei passaggi legislativi previsti è stata completata, permettendo al sistema di consolidarsi e di operare con maggiore chiarezza di regole. Restano tuttavia alcune disposizioni ancora non pienamente operative, considerate importanti per sostenere lo sviluppo delle imprese sociali.
Il Rapporto affronta anche altri temi cruciali per il futuro del comparto: la definizione di una fiscalità specifica per gli enti del Terzo settore, la disciplina dei controlli, il ruolo del lavoro, le liberalità agevolate, le nuove forme di volontariato e il rapporto tra gli enti e il Registro delle imprese.
Un impulso ulteriore potrebbe arrivare dal Piano d’Azione Nazionale per l’Economia Sociale, che punta a creare un quadro strategico e normativo condiviso per tutti i soggetti dell’economia sociale: cooperative, imprese sociali, enti del Terzo settore, enti religiosi, società di mutuo soccorso e associazioni sportive dilettantistiche.
L’obiettivo è favorire strumenti più adeguati alle specificità di queste realtà, intervenendo su ambiti come finanza, fiscalità, appalti pubblici e regole sugli aiuti di Stato. Un percorso che si inserisce nel contesto delle politiche europee orientate a rafforzare l’economia sociale come pilastro di un modello di sviluppo più inclusivo.
Il Terzo settore, dunque, non rappresenta più soltanto un ambito di supporto alle politiche pubbliche, ma una componente strutturale del sistema socio-economico italiano. Attraverso servizi, occupazione e iniziative di solidarietà, contribuisce infatti alla coesione sociale e allo sviluppo dei territori, in particolare nelle aree più fragili. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare la solidità normativa raggiunta in una crescita sostenibile, capace di migliorare la qualità del lavoro e ampliare l’impatto sociale delle organizzazioni.