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di Giuseppe Musto
Napoli – Novembre 2025.
La Corte d’Appello ha respinto il ricorso del GRIDAS, l’associazione culturale fondata nel 1981 da Felice Pignataro, Mirella La Magna e Franco Vicario, da oltre quarant’anni punto di riferimento culturale e sociale nel quartiere di Scampia. La sentenza conferma la condanna per “occupazione senza titolo” dei locali di via Monterosa 90/b, storica sede del gruppo.
Il GRIDAS, che aveva scelto di non intervenire pubblicamente durante il periodo elettorale per evitare strumentalizzazioni, ha diffuso un comunicato in cui annuncia un nuovo ciclo di mobilitazioni e invita la cittadinanza a partecipare a un’assemblea pubblica il 12 dicembre 2025 alle ore 17:30 presso Chikù, per discutere la situazione e i possibili passi successivi, incluso l’eventuale ricorso in Cassazione.
Una storia lunga più di quarant’anni
Nato come GRuppo di RISveglio Dal Sonno — un richiamo all’incisione di Francisco Goya “Il sonno della ragione genera mostri” — il GRIDAS ha trasformato, sin dai primi anni Ottanta, un edificio pubblico abbandonato dell’Ina Casa di Secondigliano (oggi Scampia) in un centro pulsante di attività gratuite, artistiche e sociali.
Murales, striscioni, laboratori, cineforum, il celebre “Televisore a mano” per le manifestazioni: l’eredità artistica di Felice Pignataro ha segnato profondamente il territorio napoletano e non solo, rendendo l’esperienza del GRIDAS un esempio raro di cultura popolare autogestita.
Dal 1983 l’associazione organizza inoltre lo storico Carnevale di Scampia, un appuntamento annuale che coinvolge scuole, associazioni, famiglie, e che rappresenta uno dei momenti più significativi di espressione collettiva del quartiere.
“Abusivo non è chi restituisce spazi abbandonati”
Nel comunicato diffuso dopo la sentenza, il GRIDAS richiama le parole che Felice Pignataro scrisse allo IACP nel 1994, rimaste allora senza risposta:
“Abusivo non è chi restituisce all’uso dei cittadini una struttura abbandonata da anni e ritenuta pericolosa per l’incolumità degli stessi, ma piuttosto il potere che per incuria espropria i cittadini delle strutture che potrebbero migliorarne la vita.”
Per l’associazione, quelle parole oggi pesano “più di allora”.
Negli anni, la sede del GRIDAS è stata più volte ristrutturata e mantenuta a proprie spese da volontari e attivisti, diventando uno dei pochi presìdi culturali gratuiti e continuativi del territorio.
Un appello alla città

Nel comunicato si ribadisce con forza che il GRIDAS “non è un edificio”, ma un modo di intendere la cultura e la cittadinanza attiva: una realtà capace di creare legami, formazione dal basso, arte pubblica e narrazioni contro lo stigma che per decenni ha colpito Scampia.
L’associazione invita quindi tutte le realtà sociali, culturali e i singoli cittadini che in questi anni hanno sostenuto il gruppo a partecipare all’assemblea del 12 dicembre per costruire insieme una nuova fase della mobilitazione.
Un presidio sotto attacco
«Il GRIDAS non si tocca», si legge nel comunicato. «Difendere il GRIDAS significa difendere il diritto alla cultura, all’autorganizzazione, alla partecipazione dal basso. Significa difendere la storia viva di un quartiere che non ha mai smesso di resistere e creare.»
La vicenda, iniziata decenni fa e mai davvero risolta sul piano burocratico, riapre una discussione nazionale sulla gestione degli spazi sociali e sul ruolo delle associazioni che da anni suppliscono all’assenza delle istituzioni nei territori più fragili.