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La riforma sulla disabilità, fortemente voluta dal governo Meloni ma rinviata al 2027 dopo aspre proteste, sta già mostrando gravi criticità nella fase sperimentale avviata il 1° gennaio 2025 in nove province italiane (Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste). Tra problemi tecnici, ritardi burocratici e mancanza di risorse, famiglie e associazioni lanciano l’allarme: La situazione è peggiorata, non migliorata.
Uno dei cambiamenti più significativi riguarda la procedura per il riconoscimento dell’invalidità, ora gestita direttamente dall’INPS anziché dalle ASL. Con il nuovo sistema, i medici di base devono compilare e inviare telematicamente un certificato introduttivo, ma fin dai primi giorni si sono registrati intoppi:
– Portale INPS bloccato (poi ripristinato, ma con ritardi);
– Tempi di compilazione raddoppiati per i medici, già oberati di lavoro;
– Costi esorbitanti per i certificati (fino a 250 euro), a carico delle famiglie.
I medici faticano a inviare le domande, e le persone con disabilità rischiano di rimanere senza risposte, denuncia Valerio Serino della CGIL.
La riforma introduce novità importanti, come il progetto di vita personalizzato, pensato per garantire inclusione sociale e autonomia. Tuttavia, mancano ancora:
– Decreti attuativi del Ministero della Salute;
– Formazione specifica per operatori e medici;
– Risorse economiche per rendere concreto il progetto.
A Forlì, ad esempio, il progetto non è partito per mancanza di fondi e linee guida uniformi, racconta Giuliana Gaspari di Fish Emilia-Romagna. A Firenze, poi, i centri INPS abilitati alle visite sono solo tre, contro i numerosi punti ASL precedenti.
Carlo Fiori, padre di un ragazzo con disabilità motoria a Brescia, non ha dubbi: Prima le visite le faceva l’ASL, che ci conosceva. Ora l’INPS è impreparato, i medici sono pochi e lavorano in fretta, rischiando valutazioni approssimative.
Anche le associazioni sottolineano il paradosso di una riforma che doveva semplificare, ma ha complicato tutto: Servirebbe un confronto urgente tra istituzioni e parti sociali, chiede Serino.
La ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, minimizza: La riforma è in fase progressiva, servono tempo e monitoraggi. Intanto, nelle 9 province sono stati assunti solo 64 medici e 28 operatori sociali con contratti a termine, numeri giudicati insufficienti.
Lisa Noja (Italia Viva), relatrice della legge, accusa: Il governo ha sprecato due anni e mezzo per i decreti. Ora i territori sono in affanno, e la riforma discrimina in base alla residenza.
Con lo slittamento al 2027, il rischio è che le criticità si aggravino. Intanto, migliaia di persone con disabilità restano in attesa, tra burocrazia, costi aggiuntivi e incertezze. La riforma poteva essere un’opportunità – conclude Gaspari – ma senza investimenti seri, resterà solo un’illusione