|
Ascolta articolo
Getting your Trinity Audio player ready...
|
di Giuseppe Musto
SALERNO – «Non permetterò che vengano spezzate le ali a mio figlio». È una frase netta, senza appello, quella con cui Annarita Ruggiero ha deciso di rendere pubblica la storia di Nicolò, 13 anni, ragazzo con autismo severo, e di una scuola che da luogo di crescita e serenità si è trasformata, nel giro di pochi mesi, in uno spazio di sofferenza e regressione.
L’appello è stato affidato a una lunga e accorata lettera aperta pubblicata sulla pagina Facebook della madre, diventata in poche ore un grido condiviso e rilanciato da centinaia di persone.
Per anni Nicolò aveva costruito un equilibrio solido: frequentava l’istituto per 32 ore settimanali, seguiva un indirizzo musicale, aveva buoni risultati e, soprattutto, amava la scuola. Le lezioni, la routine quotidiana, i compagni rappresentavano per lui un punto di riferimento fondamentale, frutto di un lavoro lungo e condiviso tra famiglia, insegnanti, Asl, terapisti e professionisti che lo seguono fin dalla prima infanzia.
Oggi quello scenario appare stravolto. A causa di cambiamenti improvvisi e di una gestione che la madre definisce “rigida e burocratica”, Nicolò riesce a frequentare solo 12-14 ore a settimana. Le crisi sono aumentate, il sonno è disturbato, le stereotipie si sono intensificate. «È una regressione gravissima – denuncia Annarita – come tornare indietro di otto anni. Una ferita per nostro figlio, ma anche una sconfitta umana e professionale per tutti».
La sua non è una richiesta di favoritismi, ma la rivendicazione di un diritto: quello a un’inclusione reale, quotidiana, che non resti confinata alle “giornate a tema” o ai progetti di facciata. «L’inclusione si costruisce ogni giorno – scrive nella lettera – con ascolto, dialogo e soluzioni condivise. Per anni questo è stato possibile. Oggi ci troviamo davanti a un muro di gomma che blocca tutto, mentre Nicolò perde tempo, autonomia e serenità».
Nicolò, ricordano i genitori, non è un “caso clinico”, ma un ragazzo con passioni e talenti: ama viaggiare, pratica sport, fa giornalismo, partecipa ad attività sociali ed è un artista apprezzato. La sua opera Ali della stessa farfalla, simbolo di speranza e inclusione, è stata esposta a Sanremo e presto arriverà a Parigi. Un’immagine potente che oggi diventa metafora di un diritto che rischia di essere tradito.
Tra le righe della lettera emerge anche una profonda disillusione verso l’istituzione scolastica. «L’11 settembre 2025 per noi non sono crollate le torri, è crollata la scuola», scrive la madre, segnando una frattura dolorosa con un sistema in cui la famiglia aveva sempre creduto come presidio di crescita, tutela e civiltà.
Eppure, nonostante l’amarezza, l’appello non è una resa. Annarita chiede che «chi può si attivi, chi sa intervenga, chi deve risolva», perché ogni giorno che passa è tempo perso per Nicolò e per tanti ragazzi come lui. Un appello che, partito dai social, chiama ora in causa scuola, sanità, amministrazioni locali e politica, ma anche la società civile, invitata a interrogarsi su quanta strada resti ancora da fare per garantire un’inclusione vera.
La storia di Nicolò non riguarda solo una famiglia: è il simbolo di un sistema che, quando si inceppa, rischia di spezzare equilibri costruiti con anni di lavoro e dedizione. E di togliere il volo a chi, più di altri, avrebbe bisogno di ali forti.