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Sono numeri che fanno male, che gridano vendetta, che chiedono giustizia. Quelli della violenza di genere e dei femminicidi, una piaga sociale che continua a mietere vittime nonostante le campagne di sensibilizzazione, le leggi e le proteste. Donne uccise per mano di partner, ex mariti, fidanzati o conoscenti. Donne la cui unica colpa è stata quella di voler dire “no”, di cercare libertà, di vivere senza paura.

In Italia nel 2023 sono state uccise 120 donne, una ogni 3 giorni (fonte Eures-Ansa). Nel 70% dei casi l’assassino era partner o ex (Istat), dimostrando come la violenza nasca spesso in famiglia. Solo il 15% delle vittime aveva denunciato (Viminale), segno di paura e sfiducia. L’80% dei femminicidi è preceduto da violenze ripetute (Osservatorio Femminicidio). La Lombardia guida questa tragica classifica (22 vittime), seguita da Campania (18) e Lazio (15). Un’emergenza nazionale senza differenze tra Nord e Sud.

Spesso si tratta di casi annunciati: minacce precedenti, denunce non adeguatamente seguite, segnali ignorati. Eppure, il femminicidio non è un raptus, non è amore malato. È l’esito estremo di una cultura patriarcale che ancora considera la donna come proprietà, come oggetto da controllare.

Le condanne politiche e sociali dopo ogni nuovo caso non sono sufficienti. Serve un cambiamento radicale:
– Prevenzione: Educazione al rispetto fin dalle scuole, per smantellare stereotipi di genere
– Protezione: Potenziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio, spesso lasciati senza fondi
– Giustizia: Applicazione rigorosa delle leggi esistenti, come il Codice Rosso, e formazione specifica per le forze dell’ordine

Maria, Lucia, Alessandra: nomi che diventano hashtag, ma che prima erano vite spezzate. Donne che avevano figli, lavori, sogni. Le loro voci chiedono di essere ascoltate, non solo quando è troppo tardi.

La violenza di genere non è un problema delle donne. È un problema di tutti. E finché non lo capiremo davvero, continueremo a contare i morti.

Per chi è in difficoltà o conosce qualcuno a rischio:
– 1522 – Numero antiviolenza e stalking, attivo 24 ore su 24
– 112- Emergenza
– Centri antiviolenza locali- Consultare il sito del Dipartimento per le Pari Opportunità

Ogni vittima aveva un nome. Ogni numero una storia. Non dimentichiamo.

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