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di Giuseppe Musto
NAPOLI – ( La sentenza) La scelta di un ausilio per una persona con disabilità non può essere dettata esclusivamente dai limiti del nomenclatore tariffario, ma deve rispondere alle reali esigenze cliniche e funzionali del paziente. È il principio affermato dal Tribunale di Napoli, che ha accolto il ricorso di Christian Durso, affetto da atrofia muscolare spinale (SMA), condannando la ASL Napoli 1 Centro a fornire integralmente la carrozzina elettronica verticalizzante prescritta dagli specialisti e a sostenere l’intero costo del presidio, oltre alle spese di giudizio.
La decisione rappresenta un precedente significativo sul tema della personalizzazione degli ausili, ribadendo che la loro scelta deve tenere conto delle condizioni cliniche della persona, delle capacità residue, dell’ambiente di vita e del livello di autonomia da garantire. Un principio che, secondo l’Associazione Luca Coscioni, che ha sostenuto il ricorso, è già previsto nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
La vicenda nasce dalla necessità di sostituire la carrozzina utilizzata da anni da Durso, ormai fuori produzione e non più riparabile per l’assenza di pezzi di ricambio. Lo scorso 10 marzo 2025 la ASL Napoli 1 Centro aveva autorizzato solo una parte della spesa, riconoscendo un contributo di 13.381,68 euro a fronte di un costo complessivo di 23.215 euro, oltre IVA, della carrozzina prescritta.
Secondo l’azienda sanitaria, il proprio obbligo si esauriva con la fornitura di un ausilio rientrante nelle categorie previste dal nomenclatore tariffario. Una tesi contestata dal paziente, assistito dall’avvocato Alessandro Bardini, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, che ha sostenuto come il presidio autorizzato non fosse in grado di garantire la necessaria autonomia.
La documentazione medica ha evidenziato la necessità di una carrozzina dotata di specifiche caratteristiche tecniche, tra cui basculamento elettronico, reclinazione fino a 180 gradi, elevazione, verticalizzazione in tre fasi, altezza minima da terra per consentire l’accesso ai veicoli e sistemi elettronici antiribaltamento.
Il Tribunale ha ritenuto che la ASL non abbia dimostrato l’idoneità dell’ausilio proposto a garantire lo stesso livello di autonomia, sicurezza e partecipazione alla vita sociale assicurato dal modello prescritto dagli specialisti. Nella sentenza viene inoltre evidenziata l’assenza di una valutazione tecnica comparativa tra i due dispositivi e di una motivazione che giustificasse l’esclusione delle caratteristiche richieste.
Nel dispositivo il giudice definisce la carrozzina Karma Evo Altus «indispensabile per l’inserimento sociale» di Christian Durso e «l’unico modello in commercio» capace di assicurargli l’indipendenza funzionale, riconoscendo il diritto alla sua fornitura a totale carico della ASL.
«Questa decisione rappresenta un importante riconoscimento del diritto delle persone con disabilità a ottenere il presidio realmente appropriato alle proprie esigenze», ha commentato l’avvocato Alessandro Bardini. «Gli ausili non possono essere scelti in base al costo o a valutazioni esclusivamente amministrative, ma devono essere individuati in funzione delle esigenze cliniche, funzionali e dell’ambiente di vita della persona. Un ausilio appropriato significa maggiore autonomia, minori complicanze, meno ricoveri e una migliore qualità della vita».
Soddisfatto anche Christian Durso: «Dopo oltre un anno e mezzo di ritardi e difficoltà ho finalmente ottenuto il rinnovo della mia sedia a rotelle. Questa sentenza non riguarda solo me, ma riconosce il diritto ad avere un ausilio extra LEA quando quello previsto dal nomenclatore non è adeguato. La legge già consentiva alla ASL di autorizzarlo senza costringermi a ricorrere al Tribunale, ma ciò non è avvenuto».