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Essere una persona con disabilità e lavorare in Italia, nel 2025, può ancora significare dover affrontare barriere invisibili. Una delle più subdole è il mobbing: un insieme di comportamenti vessatori, discriminatori o emarginanti che si ripetono nel tempo con l’obiettivo di isolare o danneggiare un lavoratore. Quando la vittima è una persona con disabilità, le conseguenze sono doppie — e la legge riconosce tutele specifiche per contrastarle.

Cos’è il mobbing e perché colpisce anche chi ha una disabilità

Il mobbing è una forma di violenza psicologica sul lavoro. Può manifestarsi con esclusione dai gruppi, riduzione ingiustificata delle mansioni, trasferimenti punitivi, battute offensive o pressioni costanti per spingere la persona a dimettersi.
Nel caso delle persone con disabilità, questi comportamenti si intrecciano spesso con atteggiamenti discriminatori. Un collega che deride una disabilità, un responsabile che nega accomodamenti ragionevoli o un ufficio che isola chi ha bisogno di supporto: sono tutte forme di mobbing aggravate dal pregiudizio.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20036/2025, ha confermato che le offese a una collega disabile configurano un comportamento grave, tale da giustificare il licenziamento del responsabile per violazione della dignità della persona.

Le tutele legali: cosa prevede la legge italiana

In Italia non esiste ancora una legge specifica sul mobbing, ma le norme che proteggono le persone con disabilità offrono un quadro di tutela importante.
L’articolo 2087 del Codice Civile impone al datore di lavoro di garantire la sicurezza fisica e morale del lavoratore.
La Legge 104 del 1992 riconosce diritti e agevolazioni per chi vive una condizione di disabilità, comprese tutele sul posto di lavoro.
Il Decreto Legislativo 216 del 2003 e le riforme del 2024 vietano qualsiasi forma di discriminazione basata sulla disabilità o sulla salute.
La giurisprudenza più recente riconosce inoltre il diritto al risarcimento del danno biologico, morale ed esistenziale derivante da comportamenti di mobbing.
In sintesi, il mobbing può essere perseguito sia come violazione dei diritti della persona disabile, sia come illecito civile o inadempienza contrattuale.

Come riconoscere una situazione di mobbing

I segnali più comuni sono comportamenti ostili e ripetuti nel tempo, isolamento dal gruppo, esclusione da riunioni o decisioni, demansionamento ingiustificato, critiche costanti o ironie sulla disabilità e peggioramento della salute fisica o psicologica.
Se la disabilità diventa il pretesto per attaccare o umiliare, si è di fronte anche a una forma di discriminazione diretta.

Cosa fare per difendersi
1. Documentare tutto. Conservare e-mail, messaggi, ordini di servizio, annotare date e comportamenti, raccogliere eventuali testimoni e certificazioni mediche.
2. Segnalare all’interno dell’azienda. Rivolgersi all’ufficio risorse umane, al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o al medico competente. Chiedere formalmente accomodamenti ragionevoli, come previsto dalla legge.
3. Cercare supporto esterno. Contattare il sindacato, un avvocato esperto in diritto del lavoro o le associazioni che tutelano le persone con disabilità. È possibile anche rivolgersi ai Centri contro il Mobbing e il Disagio Lavorativo presenti in molte ASL.
4. Valutare l’azione legale. Un legale può avviare un ricorso civile per risarcimento o una denuncia per discriminazione. In alcuni casi si può richiedere anche il riconoscimento del danno biologico e morale.
5. Proteggere la propria salute. Rivolgersi a un medico o a uno psicologo del lavoro. Il mobbing è riconosciuto come stress lavoro-correlato dall’INAIL. Prendersi cura di sé è il primo passo per difendersi.

Perché è importante reagire

Il mobbing è una forma di violenza silenziosa che, nelle persone con disabilità, può minare la fiducia in sé e la salute mentale. Rompere il silenzio, denunciare e chiedere aiuto significa tutelare non solo se stessi ma anche gli altri lavoratori.
Con le nuove linee guida europee sulla parità di trattamento e inclusione lavorativa, l’Italia è chiamata a rafforzare le politiche contro il mobbing e a promuovere ambienti di lavoro realmente inclusivi.

In sintesi, difendersi dal mobbing è possibile. Serve consapevolezza, documentazione e una rete di supporto. Le persone con disabilità hanno diritto non solo a lavorare, ma a farlo in un ambiente rispettoso, dignitoso e sicuro.

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