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Il ministero dell’Università ha pubblicato  il decreto che avvia il VII ciclo dei percorsi di specializzazione per l’insegnamento sui posti di sostegno. Il ministero, di concerto con quello dell’Istruzione, ha ottenuto dal MEF l’autorizzazione per avviare 90.000 TFA di sostegno nei prossimi tre anni accademici a partire dal 2021/22. Lo rende noto la segretaria della Cisl Scuola Ivana Barbacci.

Il decreto stabilisce che le prove di accesso saranno costituite da un test preselettivo, una o più prove scritte e da una prova orale e ha indicato le date per lo svolgimento della prova preselettiva per tutti gli indirizzi della specializzazione per il sostegno.

La prova preselettiva consisterà in un test con 60 quesiti a risposta multipla sulle conoscenze didattiche, psicopedagogiche e giuridiche relative al profilo dell’insegnante di sostegno e le necessarie abilità linguistiche

«La formazione per la didattica agli alunni con disabilità – afferma Ivana Barbacci – è una necessità che si evidenzia ogni anno quando, in occasione delle nomine in ruolo, i posti restano scoperti per mancanza di docenti forniti del titolo e ancor più questo succede quando si assegnano le supplenze. Bene quindi che il ministero dell’Università abbia ottenuto l’autorizzazione per avviare 90.000 TFA di sostegno. Quello che non va, purtroppo ancora una volta, è la disparità negli accessi ai percorsi che si riscontra a livello territoriale, con differenze a volte molto marcate che non si spiegano né si possono giustificare. Su un’offerta di corsi pari a 25.874, la stragrande maggioranza riguarda atenei del centro sud. Per le università del nord invece i numeri sono davvero molto limitati. Ancora una volta si ripropone una disomogeneità che veramente si stenta a comprendere; ancora di più si fa fatica a capire come non siano possibili interventi sulla programmazione degli atenei per determinare una necessaria inversione di rotta.

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Gli insegnanti di sostegno forniti di titolo mancano soprattutto al Nord, che quest’anno vantava il 63% del totale dei posti vacanti destinati al ruolo e ne ha coperti sì e no il 20%. Il complessivo dei posti residui è pari 55.952 Dalle tabelle allegate al decreto vediamo che la Lombardia offre poco più di 1000 posti, mentre la Campania, la Calabria e la Puglia ne avranno ciascuna il doppio, Sicilia e Lazio cinque volte tanto. Cosa manca alle Università del Nord che non riescono ad attivare i posti necessari? Eppure sono università stimate; perché alcuni territori sono più attenti a queste esigenze e altri no? Sono in affanno o dimostrano scarso interesse ai temi dell’istruzione?», evidenzia la sindacalista.

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