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Un diritto che cresce, ma a macchia di leopardo.
Passerelle che arrivano fino alla battigia, sedie speciali per entrare in acqua, bagni a norma, parcheggi dedicati, personale formato. È questa la fotografia dell’Italia balneare inclusiva nell’estate 2026, un settore che continua a crescere ma che resta ancora molto disomogeneo da regione a regione.
Secondo i dati diffusi dalle associazioni del settore, in Italia esistono oggi circa 650 spiagge pensate per le persone con disabilità, dotate di ingressi, bagni, spogliatoi e docce accessibili, oltre a passerelle e piazzole dedicate.
Un numero che testimonia un cambio di passo culturale, prima ancora che infrastrutturale: il mare non è più pensato come un privilegio per pochi, ma come un diritto da garantire a tutti, comprese le persone con disabilità motorie, sensoriali e con patologie complesse.
Gli strumenti dell’inclusione
Il simbolo di questa trasformazione è la cosiddetta “sedia Job”, il cui nome nasce dall’espressione napoletana “Jamm ’o Bagn”, pensata per permettere alle persone in carrozzina di muoversi sulla sabbia e fare il bagno in sicurezza.
Accanto a questa si sono diffusi altri ausili, come la sedia Sand&Sea a tre ruote e il lettino galleggiante Tiralo, entrambi pensati per superare le difficoltà del terreno sabbioso.
Non si tratta solo di attrezzature per la disabilità motoria: a Bibione, in Veneto, tra le novità del 2026 spicca l’introduzione di nuovi percorsi tattili per non vedenti lungo gli arenili, un segnale di attenzione anche verso le disabilità sensoriali, spesso meno considerate nella progettazione degli spazi balneari.
Le eccellenze italiane
Diverse località si sono guadagnate negli anni la reputazione di capitali dell’accessibilità. È il caso di Riccione, dove il Bagno Giulia 85 è stato, nel 2007, il primo stabilimento in Europa interamente accessibile ed ecosostenibile.
Da quell’esperienza è nato il progetto “Spiaggia LiberAtutti”, che oggi ha reso l’accessibilità non l’eccezione ma lo standard lungo quasi tutto il litorale cittadino.
Per il 2026 il Comune ha stanziato un investimento aggiuntivo di 45.000 euro, che si somma ai 500.000 euro previsti dal bando ministeriale FUNT per la riqualificazione delle infrastrutture accessibili.
Poco più a sud, a Cervia, prosegue il progetto “Bagnino per Amico”, che offre assistenza specializzata, sedie da mare e accompagnamento in acqua, mentre l’intera costa romagnola — da Rimini a Bellaria-Igea Marina — dispone ormai di stabilimenti completamente accessibili.
Anche il Salento conferma la propria vocazione inclusiva: dal 14 giugno al 13 settembre 2026, il progetto “Io Posso” garantisce un servizio di balneazione gratuito con assistenza dedicata e ausili specializzati in quattro strutture, da San Foca a Gallipoli, passando per Porto Cesareo e Torre Lapillo, con l’affiancamento di operatori socio-sanitari e volontari per gli ospiti con disabilità più complesse.
Sul fronte adriatico, tra Veneto e Friuli, Jesolo, Caorle, Bibione e Rosolina Mare continuano a investire in passerelle e punti di assistenza, mentre Lignano Sabbiadoro e Grado restano i principali riferimenti dell’Alto Adriatico. Più a sud, tra Marche e Abruzzo, città come Senigallia, Civitanova Marche, San Benedetto del Tronto, Pescara e Giulianova hanno ampliato negli ultimi anni le proprie aree attrezzate.
Le criticità: tra norme e realtà
Non mancano però i nodi irrisolti. A Ostia, il litorale romano simbolo delle contraddizioni italiane in materia di accessibilità, l’Ordinanza Balneare 2026 del Comune di Roma ha introdotto l’obbligo per stabilimenti e spiagge attrezzate di garantire percorsi accessibili fino alla battigia tramite passerelle stabili e adeguate, oltre alla presenza obbligatoria della sedia Job.
Un provvedimento importante sulla carta, che però rischia di scontrarsi con una realtà quotidiana fatta di ausili spesso assenti o mal funzionanti, e di persone costrette a fermarsi davanti alla sabbia senza poter raggiungere il mare.
È il paradosso di un Paese in cui il turismo balneare inclusivo cresce costantemente lungo le coste, pur restando un’offerta ancora disomogenea, con forti differenze tra le diverse regioni e territori: alle eccellenze della Romagna e del Salento si contrappongono realtà dove l’accessibilità resta più un adempimento formale che una condizione effettiva.
Uno sguardo al futuro
I numeri di Riccione danno un’idea della domanda reale: nella stagione 2025 il tasso di occupazione delle postazioni dedicate ha toccato il 126%, grazie anche alle prenotazioni per mezza giornata, con circa un quinto delle richieste rimaste inevase per mancanza di disponibilità. Segno che l’accessibilità non è più un servizio di nicchia, ma una richiesta strutturale del turismo italiano, e che gli investimenti, pur in crescita, faticano ancora a tenere il passo della domanda.
La sfida per i prossimi anni sarà colmare il divario tra le regioni all’avanguardia e quelle in ritardo, estendendo un modello che, dove applicato con continuità, ha dimostrato di poter trasformare radicalmente l’esperienza del mare per le persone con disabilità.
Fonti: Disabili.com, Mondo Balneare, Gazzetta Sociale, Il Marforio, Riccione.net, GALM ODV (dati aggiornati a giugno-luglio 2026)
