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di Fabio Buffa

In certe scuole di recitazione, un esercizio che viene proposto agli allievi è il seguente: un aspirante attore o attrice, dice una frase, anche semplice e banale (“oggi è una bella giornata di sole”, “prima di andare a lavorare dovrei passare dal carrozziere” etc) e la ripete più volte con un tono di voce, una postura, lo sguardo, la posizione delle mani … sempre diverse. Ogni citazione della frase, diversa dalle altre, trasmette emozioni e sensazioni varie, mai uguali: ora divertenti, ora tristi, ora forti e inquietanti; quest’ultimo caso può presentarsi, per esempio, se l’attore di turno urla la frase, magari agitando le mani e correndo per la sala sbattendo i piedi.
La frase, quindi le parole, è sempre la stessa, ma cambia il modo: quel modo è la comunicazione non verbale.
Ecco cosa vuole insegnare quell’esercizio: che nella recitazione la comunicazione non verbale è più potente e forte di quella verbale, perchè ha il potere di cambiare il senso ed il significato alle parole. Non solo: la comunicazione non verbale “tradisce” se ciò che stai dicendo è verità oppure no, se credi a ciò che dici, oppure no, se stai nascondendo qualcosa, magari di inquietante.
Negli ambiti sanitario, sociale ed educativo, la comunicazione non verbale è uno strumento eccezionale per capire, per comprendre e per conoscere la persona che hai di fronte e che si attende un tuo aiuto, un tuo supporto.
La comunicazione non verbale rappresenta un universo espressivo straordinariamente ricco e complesso che va ben oltre il semplice corredo delle parole parlate o scritte. Questo ampio insieme di comportamenti umani racchiude dinamiche che possono essere attuate in modo totalmente intenzionale, come un cenno d’assenso consapevole, oppure manifestarsi in forma del tutto inconscia e spontanea, rivelando i nostri stati emotivi più profondi prima ancora che la mente possa filtrarli.
La caratteristica fondamentale che definisce questo canale risiede nella natura stessa dei segni implicati sia nel processo di codifica da parte di chi emette il messaggio, sia in quello di decodifica da parte di chi lo riceve, i quali rimangono costantemente ancorati a una matrice non linguistica.
All’interno di questo flusso continuo di segnali, il corpo umano si trasforma in un vero e proprio trasmettitore in grado di veicolare significati precisi. I gesti delle mani, ad esempio, accompagnano il discorso per enfatizzarlo o renderlo più morbido, mentre il contatto fisico stabilisce un ponte immediato di vicinanza, calore o, al contrario, di dominanza e controllo. I movimenti complessivi e la postura assunta nello spazio circostante, non solo descrivono il livello di energia o di stanchezza di un individuo, ma offrono anche indizi sulla sua apertura relazionale o sulla sua tendenza alla chiusura difensiva.
Le espressioni facciali svolgono poi un ruolo primario nella manifestazione delle emozioni universali, agendo in stretta sinergia con il contatto visivo, il quale regola i turni di parola, stabilisce la gerarchia sociale e misura il grado di interesse o di sfida tra gli interlocutori. Persino elementi apparentemente esterni come l’abbigliamento si configurano come una scelta comunicativa potente, capace di dichiarare l’appartenenza a un gruppo, lo status sociale o una precisa identità professionale, prima ancora di iniziare a parlare.
Infine, la prossemica corona questo quadro governando la gestione dello spazio interpersonale e delle distanze fisiche, dimostrando come la vicinanza o la lontananza dai corpi degli altri non sia mai casuale, ma rispecchi fedelmente l’intimità, il tipo di legame e le regole culturali che definiscono e plasmano ogni nostra interazione quotidiana. La prossemica, che è la disciplina della comunicazione non verbale che studia come gli individui utilizzano lo spazio, la distanza fisica e gli oggetti per comunicare e interagire tra loro, rappresenta uno strumento prezioso per lavorare con le persone in difficoltà, aiutandole nel loro percorso di crescita: e per aiutarle biosgna conoscerle, anche attraverso la comunicazione non verbale.

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