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È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2025 la Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199), che introduce una serie di interventi rilevanti in materia di welfare, contrasto alla povertà ed economia sociale. Il provvedimento presenta alcuni segnali positivi per il Terzo settore, ma anche criticità significative, soprattutto sul fronte degli investimenti strutturali e delle politiche di lungo periodo contro le disuguaglianze.
Cinque per mille e economia sociale: segnali di apertura
Tra le misure più apprezzate dagli enti del Terzo settore figura l’innalzamento del tetto del cinque per mille, che passa da 525 a 610 milioni di euro a decorrere dal 2026. L’aumento consente di ridurre il meccanismo dei riparti proporzionali e di garantire una maggiore coerenza tra le scelte dei contribuenti e le risorse effettivamente assegnate agli enti beneficiari.
Un altro elemento di rilievo è l’istituzione, presso il Ministero dell’economia e delle finanze, di un Comitato di esperti sull’economia sociale, con funzioni consultive in materia di finanza degli enti dell’economia sociale. Il Comitato, dotato di una spesa autorizzata pari a 300.000 euro annui dal 2026, si inserisce nel solco della Raccomandazione europea del novembre 2023 e mira a rafforzare la dimensione sociale e inclusiva delle politiche fiscali nazionali.
Sul piano fiscale, viene inoltre modificata la disciplina degli emolumenti variabili dei dirigenti del settore finanziario: la riduzione dell’addizionale del 10% sarà riconosciuta solo se il soggetto erogante destinerà a enti del Terzo settore una somma almeno doppia rispetto all’imposta dovuta, introducendo un meccanismo di incentivazione indiretta alle erogazioni solidali.
Welfare e povertà: risorse in calo e misure parziali
Più controverso il capitolo dedicato al contrasto alla povertà. Il Fondo per il sostegno alla povertà e per l’inclusione attiva subisce infatti una riduzione consistente e progressiva: oltre 267 milioni di euro in meno nel 2026, con tagli che proseguono fino al 2034. Una scelta che solleva interrogativi sulla capacità del sistema di welfare di rispondere in modo strutturale all’aumento delle fragilità sociali.
Sul fronte dell’Assegno di inclusione (Adi), la legge introduce un elemento di continuità positiva, eliminando l’interruzione tra il primo ciclo di 18 mesi e il rinnovo annuale. Tuttavia, la prima mensilità del rinnovo viene dimezzata, una misura che rischia di incidere negativamente sui nuclei più vulnerabili proprio nella fase di transizione.
Accanto a ciò, viene rifinanziata la Carta “Dedicata a te”, con un incremento di 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, garantendo un contributo di 500 euro alle famiglie con Isee fino a 15.000 euro per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità.
Famiglie, donne e caregiver: interventi mirati ma frammentati
La manovra dedica attenzione alle famiglie e alla genitorialità, intervenendo su più fronti. Per le lavoratrici madri con almeno due figli, il cosiddetto “bonus mamme” viene rafforzato, passando da 40 a 60 euro mensili nel 2026, per redditi fino a 40.000 euro. Sono inoltre previsti sgravi contributivi per i datori di lavoro privati che assumono madri con almeno tre figli minorenni, disoccupate da almeno sei mesi.
Di rilievo anche la revisione dell’Isee, che innalza la soglia di esclusione del valore dell’abitazione principale a 91.500 euro, con incrementi per ogni figlio convivente successivo al primo, e rafforza la scala di equivalenza a favore dei nuclei numerosi. L’obiettivo dichiarato è rendere l’indicatore più equo e ampliare l’accesso alle prestazioni sociali agevolate.
Per quanto riguarda il riconoscimento del lavoro di cura, viene istituito il Fondo per il caregiver familiare, con una dotazione iniziale di 1,15 milioni di euro nel 2026 e una disponibilità stabile di 207 milioni di euro annui dal 2027, finalizzata a sostenere interventi normativi e politiche di valorizzazione di questa figura.
Minori, pari opportunità e servizi territoriali
Tra le novità più significative figura l’istituzione del Fondo per le attività socioeducative a favore dei minori, con 60 milioni di euro annui a partire dal 2026. Le risorse saranno destinate ai comuni per il potenziamento di centri estivi, doposcuola e servizi educativi territoriali, anche in collaborazione con enti pubblici e privati, inclusi gli enti del Terzo settore.
Sul fronte delle pari opportunità, viene incrementato il Fondo dedicato ai diritti e al contrasto alla violenza di genere, con risorse aggiuntive per il rafforzamento dei centri antiviolenza, delle case rifugio e per il sostegno all’autonomia economica delle donne in condizione di maggiore vulnerabilità. È inoltre istituito un Fondo specifico per le donne vittime di violenza, che consentirà l’accesso alle prestazioni sociali agevolate indipendentemente dall’Isee per i primi dodici mesi dalla presa in carico.
Altre misure: pensioni, sanità e cultura
La legge proroga l’Ape sociale fino al 31 dicembre 2026, con un consistente incremento delle risorse, e prevede un aumento delle pensioni minime per i soggetti in condizioni disagiate, pari a 260 euro annui.
In ambito sanitario, sono stanziati 20 milioni di euro per il potenziamento della telemedicina, mentre sul versante culturale viene introdotto, dal 2027, il Bonus Valore Cultura destinato ai neo-diplomati entro i 19 anni.
Infine, viene confermata l’esenzione Imu per gli immobili destinati ad attività sociali e sanitarie, misura particolarmente rilevante per gli enti non profit che operano nei territori.
Un bilancio complesso
Nel complesso, la Legge di Bilancio 2026 alterna interventi puntuali e innovativi a scelte che destano preoccupazione, soprattutto per la riduzione delle risorse destinate al contrasto della povertà e per l’assenza di una strategia organica di rafforzamento del welfare nel medio-lungo periodo. Il Terzo settore viene riconosciuto in alcuni snodi chiave, ma resta ancora marginale nella definizione di politiche strutturali capaci di affrontare le nuove disuguaglianze sociali.