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Ci sono parecchi vantaggi per i caregiver che offrono la loro assistenza ai familiari disabili. Non solo sostegni nazionali, ma anche regionali e comunali. Ecco quali sono.

I caregiver sono i familiari  che assistono costantemente e gratuitamente le persone disabili; godono di specifiche agevolazioni ma su di esse, spesso, si crea ancora molta confusione.

Poiché in Italia manca ancora una legge che disciplini l’intera categoria, i benefici attualmente disponibili per i lavoratori caregiver sono quelli contenuti nella famosa Legge 104, la legge che disciplina la materia relativa ai diritti e all’assistenza delle persone disabili. Ma quali sono, ne dettaglio, tali agevolazioni? Ecco una panoramica generale.

Al Senato si sta discutendo di una legge quadro sulle disabilità ma, attualmente, non si sono altri sostegni in favore dei caregiver familiari di disabili, ad eccezione dei permessi stabiliti dalla Legge 104 del 1992.

Non tutti, però, sanno che ci sono dei fondi regionali a disposizione, alcuni anche finanziati da norme nazionali. Le ipotesi, però, variano da Regione a Regione.

La Regione Campania, ad esempio, con provvedimento del 29 luglio 2021, ha introdotto un contributo «una tantum» di 250 euro. Ha, inoltre, istituito il Registro Regionale dei caregiver familiari e, da marzo 2022, ha  predisposto dei voucher formativi, tramite le risorse del ciclo di programmazione 2021-2027, con lo scopo di favorire l’inserimento dei soggetti disabili nel mondo lavorativo.

Ulteriori misure, quali sostegno economici o agevolazioni, poi, sono predisposte dai singoli Comuni di residenza.

Permessi mensili per assistenza

L’art. 33 della Legge 104/1992 prevede il diritto a tre giorni di permesso mensili retribuiti, per consentire al lavoratore di assistere il familiare portatore di handicap. Per usufruire di tale beneficio, però, è necessario che sussistano i seguenti requisiti: il disabile deve essere stato riconosciuto portatore di handicap in situazione di gravità, ai sensi dell’ 3, co .3 della L. n. 104/1992;

il lavoratore dipendente caregiver deve essere coniuge, parente o affine entro il secondo grado, o parente entro il terzo grado, se i genitori o il coniuge del disabile abbiano patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

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scegliere la sede di lavoro più vicina o a non essere trasferito senza il suo consenso.

Il congedo straordinario

Altro beneficio fondamentale per i caregiver è stabilito all’art. 42, co. 5 del D.Lgs. n. 151/2001: il congedo straordinario. Consiste in un periodo di congedo della durata massima di 2 due anni nell’arco dell’intera vita lavorativa, anche frazionato nel tempo.

In base a quanto sancito dalla norma, al lavoratore spetta un’indennità pari alla retribuzione ricevuta nell’ultimo mese di lavoro precedente al congedo.

Il caregiver ha diritto all’Ape sociale?

L’Ape sociale è un sussidio economico consistente nell’anticipo della pensione, spettante a coloro che si trovano in condizioni particolari di svantaggio. È, infatti, riconosciuto anche nei confronti dei caregiver che assistono un familiare disabile da almeno 6 mesi e a coloro che sono stati dichiarati inabili almeno al 74%. Tale misura consente di anticipare la pensione di 4 anni rispetto alla pensione di vecchiaia, perché basta aver compiuto 63 anni d’età. È necessario, però, aver accumulato un’anzianità contributiva di almeno 30 anni.

L’indennità consiste in una somma di importo uguale a quello della rata mensile della pensione calcolata al momento della richiesta alla prestazione, ma con un tetto massimo di 1.500 euro mensili. Il sussidio viene corrisposto fino al raggiungimento dell’età «

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