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di Fabio Buffa

L’arteterapia si sta dimostrando una delle realtà più innovative e affascinanti nel campo della salute mentale, rappresentando uno strumento rivoluzionario per trattare le patologie psichiche e ridurne la gravità sintomatologica.
La forza di questo metodo consiste nella sua capacità di scavalcare i limiti della comunicazione verbale, offrendo alle persone un canale alternativo, protetto e privo di giudizio, dove potersi esprimere con assoluta fantasia e totale libertà.
Attraverso l’uso della pittura, del disegno (quindi dei colori), piuttosto che di materiali manipolabili, oppure della musica o della recitazione, le sofferenze più profonde, i traumi e le ansie, prendono improvvisamente una forma visibile, diventando così rintracciabili, comprensibili e trasformabili, sia per il paziente che per il terapeuta.
I prodromi dell’arteterapia risalgono al periodo a cavallo tra l’ ‘800 e il ‘900, quando uno psichiatra tedesco (Hans Prinzhorn) colleziona, e presenta ad un pubblico, uno svariato numero di opere realizzate da pazienti psichiatrici. Questa esposizione attira subito l’interesse di artisti surrealisti, del calibro di Andrè Breton (poeta) e Max Ernst (pittore e scultore), che danno il via ad un filone artistico denominato Art Brut, un movimento di ricerca artistica, caratterizzata da una comunicazione forte e cruda, immediata e scioccante, tipica di chi, attraverso l’arte, vuole esprimere ciò che sente dentro.
L’arteterapia, propriamente detta, nasce poi negli anni ’50, con il disegno e la pittura, viste come lo specchio dei conflitti e dei significati non consci del paziente. Con il passaggio dall’essere una disciplina individuale a metodo di gruppo, ecco che tale approccio si allarga alla musica e alla recitazione.
L’arteterapia moderna si fonda sulla considerazione che la sofferenza psichica scuote e stanca molto la persona, la quale corre il pericolo dell’isolamento sociale, del ritiro, e della fuga dal mondo reale per rifugiarsi in una elaborazione fantastica.
Dietro alle reazioni di difesa della persona con una fragilità psichica, si nasconde però un mondo pieno di vita e di sentimenti, che possono emergere attraverso la creazione di arte.
Sarebbe però un grave errore considerare l’arteterapia come una pratica destinata esclusivamente a chi soffre di un disturbo psichiatrico conclamato o a chi sta affrontando una grave crisi clinica. Questa metodologia racchiude in sé un valore universale e si rivela un pilastro fondamentale per la quotidianità di chiunque, indipendentemente dal proprio stato di salute mentale di partenza. Per mantenere e coltivare il benessere psicofisico, medici, psicologi e neuroscienziati suggeriscono con sempre maggiore insistenza di dedicarsi regolarmente a un’attività creativa. L’atto di creare non richiede un talento artistico innato né la ricerca del capolavoro estetico, poiché il vero beneficio risiede interamente nel processo e non nel prodotto finale.
Quando ci immergiamo in un’attività manuale e immaginativa, il nostro cervello sperimenta uno stato di profonda concentrazione, simile alla meditazione, che abbassa istantaneamente i livelli di stress favorendo il miglioramneto dell’umore.
Cucinare una ricetta, dipingere una tela senza seguire regole, scrivere liberamente o suonare uno strumento, permette alla mente di staccare dalle preoccupazioni e dai doveri pressanti della routine, offrendo uno spazio di decompressione vitale.
In una società che ci vuole sempre all’altezza di qualsiasi situazione, funzionali al mondo che ci circonda, sempre connessi e performanti, riscoprire la propria dimensione rappresenta una prevenzione alla malattia: impegnarsi in qualcosa di creativo prepara un terreno fertile per coltivare la salute, fisica, psichica e sociale.
Porre la fantasia come elemento irrinunciabile della propria quotidianità, aiuta a sviluppare una resistenza ai “duri colpi” della vita, migliorando, tra l’altro, l’autostima e la flessibilità nell’affrontare i problemi.
Una persona che aveva attraversato un periodo di forte depressione, tanto da dover chiedere aiuto medico ad un Centro di Salute Mentale, un giorno confidò: “la depressione è uno stato senza tempo, in cui la mente non riesce a concepire che tu possa avere un mutamento, possa affrontare un cammino per uscirne”.
Vedendo l’arte come un percorso creativo, ovvero un “cammino” e considerando qualsiasi “cammino” arricchente, quindi che crea un “mutamento”, va da sè la considerazione che l’arte terapia rappresenti un valido metodo per cambiare. Ntauralmente in meglio.

 

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