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Di Giuseppe Musto

Un Giubileo che rischia di tradire la sua missione.


Il 28 aprile 2025 segna l’inizio ufficiale del Giubileo delle Persone con Disabilità, un evento voluto da Papa Francesco con la Bolla Spes non Confundit e organizzato dal Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione. Un momento che avrebbe dovuto essere storico: un’occasione per la Chiesa e la società di dimostrare, con i fatti, che l’inclusione non è un’utopia, ma una pratica quotidiana.

Eppure, proprio alla vigilia dell’evento, si consuma un paradosso inaccettabile: FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), le due principali organizzazioni rappresentative del mondo della disabilità in Italia, sono state escluse dal convegno centrale “NOI: pellegrini di speranza”, organizzato dalla CEI e coordinato da suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale delle Persone con Disabilità.

Una decisione che svuota di significato l’intero Giubileo e che mette in luce una contraddizione profonda: come si può celebrare l’inclusione senza includere chi la vive ogni giorno?

Il principio violato: “Nulla su di Noi senza di Noi”
Quello che è accaduto non è un semplice errore organizzativo, ma una violazione palese di un diritto fondamentale, sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD, 2006), ratificata dall’Italia nel 2009.

L’articolo 4.3 della Convenzione stabilisce che:
«Gli Stati Parte devono coinvolgere attivamente le persone con disabilità, attraverso le loro organizzazioni rappresentative, nell’elaborazione e nell’attuazione delle politiche che le riguardano.»

Eppure, in un evento che dovrebbe essere il culmine di un percorso di riconoscimento e partecipazione, le voci delle persone con disabilità sono state silenziate.

FISH e FAND non sono “ospiti”, ma portavoce di esperienze reali.
Le due federazioni non sono semplici sigle associative: rappresentano migliaia di persone con disabilità e famiglie, che ogni giorno affrontano barriere fisiche, culturali e sociali. Portano con sé:
– Battaglie per l’accessibilità (trasporti, edifici, servizi);
– Lotte per l’inclusione scolastica e lavorativa;
– Richieste di sostegno concreto all’autonomia e alla vita indipendente.

Escluderle significa ignorare decenni di attivismo e ridurre la disabilità a un tema astratto, discusso da chi non la vive.

Le parole del Papa e l’ipocrisia dell’esclusione.
Papa Francesco ha più volte ribadito che:
– «La peggiore discriminazione è la mancanza di attenzione spirituale verso le persone con disabilità» (2020).
– «Nessuno dev’essere escluso dalla misericordia di Dio».

Eppure, proprio in un evento che dovrebbe incarnare questi valori, chi avrebbe dovuto essere al centro è stato lasciato fuori.

Anche Giovanni Paolo II, nel 1981, affermò:
«Ogni uomo, anche il più debole e segnato da limitazioni, è un valore in sé e va rispettato e amato.»

Ma il rispetto non si dimostra con i discorsi, bensì con l’ascolto.

Le domande che la CEI deve porsi (e a cui deve rispondere)
1. Perché FISH e FAND sono state escluse?
– È stato un errore di valutazione o una scelta deliberata?
– Chi ha deciso che due federazioni così rappresentative non meritassero un posto al tavolo?

2. Come si concilia questa esclusione con lo spirito del Giubileo?
– Se il Giubileo è “pellegrinaggio di speranza”, perché negare la voce a chi speranza la cerca ogni giorno?

3. Qual è il modello di inclusione che la CEI vuole promuovere?
– Una inclusione passiva, dove le persone con disabilità sono oggetto di discorsi?
– O una inclusione attiva, dove sono protagoniste?

Cosa fare ora? Tre passi per rimediare
1. La CEI deve ammettere l’errore e scusarsi pubblicamente con FISH, FAND e tutte le persone con disabilità.
2. Riaprire immediatamente il dialogo, garantendo alle federazioni un ruolo attivo negli eventi successivi del Giubileo.
3. Rivedere i criteri di partecipazione, assicurando che nessuna organizzazione rappresentativa venga mai più esclusa.

Il Giubileo può ancora essere un’occasione di svolta.
Le persone con disabilità non chiedono elemosina, ma rispetto. Non vogliono essere “oggetto di carità”, ma soggetti di diritto.

Se il Giubileo vuole essere credibile, deve ascoltarle. Deve dimostrare che “NOI” non è solo un titolo, ma una promessa mantenuta.

Come scrive Vincenzo Falabella:
«Includere significa costruire spazi dove le persone con disabilità non siano ospiti, ma protagoniste.»

È tempo di tradurre le parole in fatti.

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