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di Giuseppe Musto

SALERNO – Tredici anni, undici di terapie intensive riabilitative sanitarie e sociali, un percorso costruito con rigore insieme alla famiglia e ai professionisti. Nicolò – nome ormai noto anche oltre i confini locali – è un ragazzo con disturbo dello spettro autistico che, fino a pochi mesi fa, rappresentava un esempio concreto di crescita e inclusione riuscita.

Frequentava il secondo anno della scuola secondaria di primo grado a indirizzo musicale, con buoni risultati scolastici e un inserimento giudicato positivo nei diversi contesti di vita. Artista pluripremiato con l’opera “Siamo Ali della stessa Farfalla”, ha portato il suo messaggio da Salerno a Sanremo fino a Parigi. Suona il pianoforte, canta, recita, pratica sport e coltiva interessi specifici che, negli anni, sono diventati strumenti funzionali di autonomia e relazione.

Un equilibrio, tuttavia, che secondo quanto denunciato dalla famiglia si sarebbe incrinato bruscamente il 10 settembre 2025. In quella data Nicolò avrebbe appreso, senza preavviso, del cambio del docente di sostegno che lo aveva seguito per tre anni consecutivi. Un insegnante formato sulle sue specificità, con cui era stato costruito un rapporto stabile e significativo. Il docente è rimasto nello stesso istituto e nello stesso plesso, circostanza che – racconta la madre – avrebbe acuito il disagio del ragazzo, costretto a confrontarsi quotidianamente con una presenza percepita come perdita.

Il nuovo insegnante assegnato, sempre secondo quanto riferito, non sarebbe riuscito a instaurare un’analoga relazione educativa. Da qui l’insorgere di una marcata disregolazione emotiva. Gli specialisti che seguono Nicolò parlano di “regressione attiva preoccupante”, con manifestazioni neurovegetative che confermerebbero un peggioramento del quadro clinico e comportamentale, tale da mettere a rischio i progressi raggiunti in oltre un decennio di lavoro.

La famiglia denuncia la rottura della continuità educativa come elemento disorganizzante per un ragazzo con autismo di severità importante ma con buon funzionamento. “Nel 2026 è inaccettabile sentir dire che un ragazzino autistico deve capire e deve accettare”, afferma la madre Annarita Ruggiero, che ha lanciato un appello pubblico dal titolo: “AAA Cercasi Nuova Scuola per Nicolò”. L’obiettivo è individuare un istituto realmente inclusivo, capace di garantire stabilità, competenze specifiche e un ambiente accogliente.

Il caso è approdato in Parlamento e chiama in causa il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e i dirigenti scolastici del Salernitano. La richiesta è duplice: fare chiarezza su quanto accaduto e individuare con urgenza una soluzione che possa arrestare l’aggravamento in atto.

Attorno a Nicolò si è mobilitata una rete di sostegno composta da familiari, amici, associazioni e dal movimento #iostoconnicolo. I professionisti lavorano per contenere gli effetti di quello che viene descritto come un evento traumatico assimilabile a una perdita affettiva significativa.

Al di là delle eventuali responsabilità amministrative, che seguiranno i percorsi previsti, la vicenda solleva un tema più ampio: la continuità didattica per gli alunni con disabilità e la reale applicazione dei principi di inclusione scolastica. La famiglia non chiede trattamenti privilegiati, ma – sottolinea – il rispetto di un diritto fondamentale: una scuola capace di proteggere, comprendere e sostenere.

“Oggi Nicolò ha bisogno di ritrovare il suo sorriso e la sua dimensione anche tra i banchi”, conclude la madre. “Aveva iniziato a volare, poi qualcuno gli ha spezzato le ali. Aiutateci a trovargli una nuova scuola”.

Una storia che interroga la comunità educante e le istituzioni, chiamate a dimostrare se l’inclusione sia solo un principio dichiarato o una responsabilità concreta da assumere, soprattutto quando in gioco ci sono le fragilità e il futuro di un ragazzo.

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