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Cesare è un giovane ragazzo ossessionato dalle apparenze, egocentrico, determinato e pronto a tutto pur di ottenere ciò che vuole raggiungere. Dopo la laurea triennale si trasferisce nel nord Italia per continuare gli studi: qui, affascinato dalle nuove possibilità che gli si presentano, decide di abbandonare la fidanzata storica e cambiare rotta. Da sempre ammaliato dalla poesia e dalla necessità di diventare il nuovo poeta vate, inizia a frequentare incontri di lettura e compagni di corso, staccandosi definitivamente dalla dimensione di paese. Tra le nuove conoscenze emergono sei ragazze, ognuna in grado di smuovere qualcosa nel giovane; in particolare Sibilla, rifugio e minaccia, farà vacillare la sua determinazione. Pagina dopo pagina, ci inoltriamo nella mente di Cesare e Sibilla, scoprendo due ragazzi fragili uniti da un rapporto malato e deleterio, che prosciugherà entrambi.

Recensione

Un libro particolare, intenso, capace di scatenare nel lettore una ridda di sentimenti; «Dolori postumi» è un’opera che fa riflettere, che infastidisce, per poi accendere una particolare comprensione dove tutto torna e si concilia.

Rossana Pasian ha una scrittura decisa, scorrevole, capace di rendere chiaro al lettore il carattere di un personaggio maschile e poi quello di un personaggio femminile. Allo stesso modo regala descrizioni raffinate, dedicate al sentire interiore e poi scorrono parole torride di amore fisico, raccontato senza filtri. Il dualismo diventa in questo scritto protagonista come non mai, con coerenza, partecipazione, e tragico realismo.

Scritto come una sorta di raccolta di pensieri personali, il libro si apre con la voce narrante di Cesare, protagonista totale del racconto e dei primi capitoli che affrontiamo, identificati coi nomi delle ragazze che frequenta. Da ragazzo timido ed insicuro, Cesare si trasforma e man mano i suoi cambiamenti diventano ancora più irritanti, arrivando a far provare al lettore repulsione verso l’essere che è diventato.

  Per il libro della settimana riproponiamo:“La segnatrice” di Elena Magnani

Cesare sprofonda lungo una china di egocentrismo, con il desiderio di tendere alle stelle e alla fama nei pensieri, mentre il suo agire lo getta nell’accidia del non essere. Vuole, ma non fa nulla per ottenere, incolpando gli altri dei suoi fallimenti, sentendosi un eletto, superiore, che si eleva sopra il mare della mediocrità, quando la realtà è un’altra storia.

Quando il personaggio Cesare rischia di diventare troppo pesante per restare ancora in sua compagnia, con un’ottima scelta di tempi narrativi, l’autrice ci sorprende e passa la palla a Sibilla, e al suo diario personale. Bello questo cambio, ricco di possibilità per comprendere. Sibilla era già comparsa nella storia, in ben quattro capitoli, ma solo con lo sguardo univoco di Cesare. Ecco che finalmente la ragazza diviene protagonista e ci presenta il suo sentire, il suo agire, e la personale visione di certi accadimenti. Anche Sibilla soffre, arriva vicina al precipizio, ma ha un altro carattere, diversi obiettivi e uno spessore completamente diverso da chi avevamo seguito finora. L’intervento di Sibilla dà al romanzo completezza, senso e morale. E’ grazie a lei se il lettore comprende, si confronta e sviluppa empatia. Ancora è in questa seconda parte che comprendiamo la scelta della cover che racchiude le pagine e viene giustificato il titolo, in una chiusura del cerchio che conquista.

Rossana Pasian mette in opera un romanzo che smuove sensazioni di pancia, che una volta finito ci ha dato qualcosa e ci fa sentire arricchiti dal viaggio intrapreso.

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