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TRENTO. C’è una ferita che ha fatto il giro d’Italia e che oggi prova finalmente a rimarginarsi. È la storia di Tommaso, 24 anni, cieco dalla nascita, che durante una vacanza a San Martino di Castrozza si è visto chiedere di mangiare lontano dagli altri ospiti dell’hotel. Una scelta che la madre, Cecilia Bonaccorsi, non ha mai dimenticato: “Come se mio figlio fosse un disturbo. Come se andasse nascosto”.

Era marzo del 2023 quando la famiglia, che da anni trascorreva le proprie vacanze tra le Dolomiti, si sente proporre dall’albergatrice una “saletta separata” per i pasti. Il motivo? Alcuni clienti avevano manifestato fastidio per la presenza di Tommaso. Una proposta che la donna ha descritto come “un colpo allo stomaco”, tanto da mettere fine immediata al soggiorno e dare voce al figlio sui social, dove quelle parole dure — “Mi hanno trattato come un cane non ammesso nella sala comune” — hanno scosso migliaia di persone.

Dal dolore alla ricerca di giustizia

Il caso finisce in tribunale. Ma la famiglia non chiede soldi: solo un euro simbolico e un riconoscimento pubblico dell’errore. “La dignità non si compra”, ripete la madre. Quando l’hotel tenta una soluzione economica, i Bonaccorsi rifiutano. È il giudice, comprendendo la delicatezza della vicenda, a suggerire un percorso diverso: trasformare la ferita in un’occasione di cambiamento.

Un corso per imparare a includere

Così i gestori dell’hotel accettano di partecipare a un corso di formazione sull’accoglienza delle persone con disabilità, tenuto a Trento presso HandiCrea. Un programma che affronta bisogni, comportamenti, linguaggi, modi concreti per rendere un luogo davvero aperto a tutti. Un passo che la madre considera “un atto dovuto ma importante”, un segnale che qualcosa può cambiare.

“Nessuna telefonata. Ma il Trentino resta nel cuore”

C’è però un’ombra che rimane. “Non abbiamo ricevuto neppure una chiamata, un gesto umano”, racconta Bonaccorsi. “Questo mi fa male. Non torneremo in quell’hotel, ma il Trentino è un luogo che amiamo e continueremo a frequentare”.

Una storia che diventa monito

La vicenda non cancella l’amarezza di quel giorno, ma assume il valore di un monito e, forse, di una piccola conquista per tutti. La pagina è stata dolorosa, ma oggi porta con sé un insegnamento: l’inclusione non è un dettaglio, è il cuore dell’accoglienza. E imparare a rispettare gli altri, come ricorda la madre di Tommaso, “fa bene agli altri, ma soprattutto a noi stessi”.

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