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CORIGLIANO ROSSANO – Una sentenza che potrebbe avere effetti ben oltre il singolo caso e incidere sulle modalità con cui gli enti pubblici costruiscono e finanziano i progetti individuali delle persone con disabilità. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4571 del 5 giugno 2026, ha accolto l’appello presentato da una famiglia di Corigliano Rossano associata ad Anffas, stabilendo che l’amministrazione aveva applicato criteri illegittimi nel calcolo della compartecipazione economica richiesta per l’attuazione dei sostegni previsti nel progetto individuale.
La vicenda nasce da un lungo contenzioso avviato per garantire la piena attuazione di un progetto costruito ai sensi dell’articolo 14 della legge 328/2000, attraverso un percorso di valutazione multidimensionale che aveva individuato gli interventi necessari per migliorare la qualità della vita della persona con disabilità coinvolta.
Secondo i giudici di Palazzo Spada, l’amministrazione non avrebbe dovuto fare riferimento all’ISEE familiare ma all’ISEE sociosanitario ristretto, né considerare la situazione economica dei parenti tenuti agli obblighi alimentari. È stata inoltre ritenuta illegittima la richiesta di compartecipazione economica a fronte di un ISEE pari a zero, così come il conteggio, tra le risorse disponibili per i sostegni, del contributo caregiver già riconosciuto alla famiglia.
La decisione assume particolare rilievo perché non si limita agli aspetti economici. Il Consiglio di Stato ha infatti confermato la validità dell’intero progetto individuale, riconoscendo la centralità del percorso di valutazione multidimensionale che aveva portato all’individuazione dei sostegni necessari.
«È una sentenza che va oltre il caso concreto», commenta Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas. «Vengono riaffermati principi fondamentali: i progetti individuali devono partire dai bisogni, dai desideri e dagli obiettivi di vita delle persone con disabilità. Non è accettabile che, una volta individuati i sostegni necessari, il loro costo venga trasferito impropriamente sulle famiglie».
Grande soddisfazione anche ad Anffas Corigliano Rossano, che ha seguito la vicenda sin dalle prime fasi. «Parliamo di un progetto costruito con rigore scientifico e attraverso un’autentica valutazione multidimensionale», sottolinea la presidente Maria Alesina. «Dopo anni di lavoro condiviso con la famiglia, i servizi e i professionisti coinvolti, questa pronuncia riconosce il valore del percorso svolto e richiama le amministrazioni al rispetto delle norme».
Dietro la sentenza c’è una battaglia durata oltre cinque anni. Un percorso fatto di attese, ricorsi e confronti istituzionali che la famiglia ha affrontato con l’obiettivo di vedere riconosciuti i diritti del proprio figlio.
«Abbiamo sempre chiesto che i sostegni fossero costruiti attorno ai suoi bisogni e alle sue aspirazioni», raccontano i familiari. «Questa decisione rappresenta un importante riconoscimento e ci restituisce fiducia. Speriamo che possa essere d’aiuto anche ad altre famiglie che si trovano ad affrontare situazioni simili».
Il giudizio di secondo grado è stato patrocinato dall’avvocato Ettore Nesi del Foro di Firenze, con il supporto del Centro Studi Giuridici e Sociali di Anffas Nazionale.
La pronuncia arriva mentre il sistema italiano della disabilità è impegnato nell’attuazione della riforma introdotta dal decreto legislativo 62/2024, che punta a rafforzare il progetto di vita personalizzato. Pur riferendosi a una vicenda precedente all’entrata in vigore operativa della nuova disciplina nel territorio di Corigliano Rossano, la sentenza sembra indicare con chiarezza la direzione da seguire: i diritti riconosciuti attraverso la valutazione multidimensionale non possono essere ridimensionati da criteri economici non conformi alla legge.
Per molte famiglie, una decisione che rappresenta molto più di una vittoria giudiziaria: il riconoscimento concreto del diritto a una vita pienamente inclusiva.