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La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso tre decisioni destinate a incidere profondamente sulla tutela delle persone con disabilità, dei loro familiari e caregiver. Diritto al lavoro, parità di trattamento e accesso alle cure sanitarie transfrontaliere: ecco cosa cambia.

1. Malattia e licenziamento: non basta la regola del “periodo di comporto”

Con la sentenza dell’11 settembre 2025 (Causa C-5/24), la Corte di Giustizia UE ha affrontato un tema delicatissimo: il licenziamento di un lavoratore con disabilità dopo un lungo periodo di malattia.
I giudici europei hanno stabilito che una norma nazionale che fissi un limite rigido — come i 180 giorni di assenza per malattia — non costituisce automaticamente una discriminazione indiretta.

Tuttavia, il datore di lavoro non può licenziare se prima non ha adottato tutti gli “accomodamenti ragionevoli” previsti dalla Direttiva 2000/78/CE per consentire alla persona di proseguire l’attività lavorativa.
Spetterà poi ai giudici nazionali valutare caso per caso se il licenziamento sia davvero proporzionato e giustificato rispetto all’interesse dell’azienda.

Una decisione che rafforza l’idea di un mercato del lavoro inclusivo, dove la disabilità non può essere un pretesto per l’esclusione.

2. Discriminazione per associazione: tutela anche per i caregiver e i genitori

Sempre l’11 settembre, con la Causa C-38/24, la Corte di Giustizia UE ha ampliato il concetto di divieto di discriminazione, estendendolo anche a chi si prende cura di una persona con disabilità.

In altre parole, un genitore o un caregiver non possono subire svantaggi sul lavoro — ad esempio rifiuto di orari flessibili o penalizzazioni — a causa della loro condizione familiare.
Il datore di lavoro ha l’obbligo di cercare soluzioni organizzative flessibili, come orari personalizzati o modalità di lavoro adattate, a meno che non comportino un onere sproporzionato.

Si tratta di un passo decisivo verso il riconoscimento dei diritti dei caregiver, spesso invisibili ma essenziali nel garantire inclusione e dignità alle persone con disabilità.

3. Cure sanitarie oltreconfine: più libertà per i cittadini europei

La terza sentenza, C-489/23 del 4 settembre 2025, riguarda invece il diritto alla mobilità sanitaria.
Richiamando la Direttiva 2011/24/UE sull’assistenza sanitaria transfrontaliera, la Corte ha confermato che tutti i cittadini europei, incluse le persone con disabilità, possono ricevere cure mediche in un altro Stato membro e ottenere il rimborso delle spese, purché le prestazioni siano tra quelle previste nel Paese di origine.

Un principio che rafforza la libertà di scelta e di cura per milioni di cittadini, soprattutto per chi vive situazioni di disabilità o patologie rare e necessita di trattamenti specialistici non sempre disponibili a livello nazionale.

Una visione europea di uguaglianza e inclusione

Le tre sentenze, emesse in poche settimane, segnano un nuovo corso nella giurisprudenza europea sui diritti delle persone con disabilità.
Non si tratta solo di principi astratti, ma di decisioni che toccano la vita reale di lavoratori, genitori, caregiver e pazienti.

L’Europa, con queste pronunce, riafferma un messaggio forte e chiaro: l’inclusione, la parità di trattamento e la dignità delle persone con disabilità non sono opzioni, ma diritti fondamentali.

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