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di Elena Morettini
Roma, 27 maggio 2025 – Una sentenza che farà discutere, ma che segna una vittoria per migliaia di studenti con disabilità e le loro famiglie. Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha respinto il ricorso presentato da FLC CGIL e Gilda-UNAMS contro il Decreto Ministeriale n. 32/2025, che permette la riconferma dei docenti di sostegno a tempo determinato su richiesta delle famiglie per il prossimo anno scolastico.
La decisione: continuità prima di tutto
Il decreto, attuativo del DL 71/2024, stabilisce che i dirigenti scolastici devono raccogliere entro il 31 maggio le richieste delle famiglie e comunicare l’esito entro il 15 giugno, tenendo conto anche del parere dello studente. Una misura nata per tutelare la stabilità educativa, ma che aveva sollevato polemiche: da un lato, chi la vede come una garanzia per alunni fragili; dall’altro, chi temeva derive clientelari e una violazione dei principi di trasparenza nelle assunzioni.
Il TAR, però, non ha avuto dubbi: il ricorso è inammissibile. Le motivazioni? Le organizzazioni sindacali non possono agire in nome di un’intera categoria quando la questione divide i docenti stessi. Inoltre, il tribunale ha riconosciuto la legittimità dell’intervento ministeriale, sottolineando l’assenza di presupposti per sospendere il provvedimento.
FISH esulta: “Vittoria per l’inclusione”
A festeggiare la decisione è soprattutto la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH), che si era costituita in giudizio a fianco del Ministero dell’Istruzione e dell’Autorità Garante per i Diritti delle Persone con Disabilità.
“La continuità educativa non è un optional, ma una condizione essenziale per il diritto all’istruzione”, ha dichiarato Vincenzo Falabella, presidente FISH e consigliere CNEL. “Troppo spesso abbiamo visto percorsi educativi vanificati dal cambio continuo di insegnanti. Ora si riconosce che la stabilità della relazione è fondamentale per gli studenti con disabilità”.
Le polemiche non finiscono qui
Nonostante la sentenza, il dibattito resta acceso. C’è chi, come i sindacati ricorrenti, teme che la misura possa creare disparità tra docenti o addirittura favoritismi. Ma per il TAR – e per le famiglie – il bene degli studenti viene prima.
Una cosa è certa: la scuola italiana fa un passo avanti verso un’inclusione reale, non solo sulla carta. Ma la strada è ancora lunga. “Ora servono risorse, formazione e controlli per evitare che questa opportunità resti solo un’intenzione”, conclude Falabella.
Intanto, tra i banchi, c’è chi può tirare un sospiro di sollievo: per una volta, la legge ha ascoltato le loro voci.