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La Corte di Cassazione ha sollevato una questione cruciale riguardo all’esclusione dei conviventi di fatto dal diritto al congedo straordinario per l’assistenza a familiari con disabilità grave, rimettendo il caso alla Corte Costituzionale. La questione si basa sull’interpretazione dell’art. 42, comma 5, del D.Lgs. n. 151/2001, che in passato riconosceva tale diritto solo a coniugi, figli, genitori e fratelli conviventi, escludendo esplicitamente i conviventi more uxorio.
Il caso esaminato dalla Cassazione riguardava un uomo che aveva richiesto un congedo straordinario per assistere la sua compagna, affetta da grave disabilità, durante un periodo di convivenza non formalizzato. L’INPS aveva inizialmente respinto la richiesta, sostenendo che il diritto potesse essere riconosciuto solo in presenza di un legame matrimoniale. Tuttavia, sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello di Milano hanno accolto l’istanza, riconoscendo il diritto al congedo anche per i conviventi di fatto, interpretando la norma in chiave evolutiva alla luce della riforma del 2022.
L’INPS ha impugnato la decisione, portando il caso in Cassazione, che ha riconosciuto la fondatezza delle obiezioni. La Corte ha sottolineato che la formulazione precedente dell’articolo non riconosce adeguatamente i diritti derivanti dalla convivenza di fatto e ha evidenziato come questa esclusione possa compromettere il diritto alla salute psicofisica delle persone con disabilità.
In particolare, la Cassazione ha fatto riferimento ai diritti inviolabili e alla necessità di proteggere le relazioni affettive, richiamando la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale considera la nozione di “vita familiare” come inclusiva anche delle famiglie moderne costituite da coppie conviventi.
La Corte ha quindi sospeso il giudizio, attendendo un esame da parte della Corte Costituzionale, che dovrà valutare la conformità dell’art. 42, comma 5, ai principi di uguaglianza e tutela della salute, con l’auspicio di garantire diritti equi per tutti i caregiver, a prescindere dal vincolo matrimoniale. Questa situazione potrebbe segnare un passo significativo verso il riconoscimento giuridico delle famiglie di fatto e l’inclusione delle diverse forme familiari nella legislazione italiana.