Mar. Nov 24th, 2020

Piossasco (To) – Oltre agli insulti, ai piccoli, per punizione, sarebbe stata tappata la bocca con lo scotch, o sarebbero stati picchiati con il frustino dei cavalli, chiusi a chiave in una stanza o legati a una sedia. Un ragazzino gravemente disabile sarebbe stato prima picchiato e poi gettato dall’auto e abbandonato in un prato. Alla scena avrebbero assistito alcuni automobilisti che avevano costretto Franchino a ritornare a prenderlo.

Le violenze sarebbero avvenute tra il 2012 e il 2 marzo 2016.

Alcuni bambini che frequentavano un centro di ippoterapia a Piossasco, nel Torinese, sono stati maltrattati con botte e altre azioni violente. I piccoli disabili avrebbero dovuto essere aiutati dal contatto con i cavalli per migliorare alcuni loro aspetti relazionali, invece l’esperienza si è trasformata in un incubo.

Come riporta La Repubblica, gli ospiti del centro avrebbero subito ingiurie, aggressioni e percosse con il frustino.

Sentito da ‘Chi l’ha visto?’, Franchino nega ogni addebito: “Ho elementi sufficienti – dice – per dimostrare che ciò di cui mi si accusa non è vero e lo dirò nelle sedi opportune. Sono assolutamente certo di ciò che faccio, come lo faccio e da quando lo faccio. Non ho mai punito nessun bambino nel modo di cui mi si accusa. Faccio questo lavoro da 20 anni e ci devo vivere perché è il mio mestiere. Ho diversi testimoni oculari. Le denunce sono soltanto di due persone che non conosco neanche”.

Al centro del processo c’è il gestore del centro, Paolo Franchino, per il quale oggi sono stati chiesti sei anni di reclusione. L’uomo continua a negare ogni responsabilità, anche se nel corso delle indagini e durante il processo sono emersi una serie di episodi terribili. Altri genitori hanno raccontato episodi in cui i figli venivano lasciati al sole senza protezione, sempre come punizione. Ora si attende la sentenza che arriverà il 4 luglio.

La trasmissione “Chi l’ha visto?” aveva dedicato un servizio al caso, intervistando il terapista che sta seguendo i bambini per superare i traumi vissuti nel centro.

Gli avvocati Chiara Luciani e Federico Caporale, che difendono l’imputato, hanno chiesto l’assoluzione e in subordine la derubricazione del reato di maltrattamenti in quello più lieve di abuso di mezzi di correzione.

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