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Rispedito a casa dopo due ore di scuola, senza insegnante di sostegno né educatore all’inclusione.

È stato di nuovo escluso Francesco, il bambino di 6 anni con deficit di attenzione, sospeso per 17 giorni da un plesso di Ladispoli per via di «comportamenti» – secondo il Consiglio dell’istituto che ha deciso l’allontanamento – considerati «non idonei per la comunità scolastica». I genitori però, dopo il provvedimento discriminatorio, hanno fatto ricorso al Tar che ha stabilito il reintegro del piccolo al suo banco e l’immediata nomina di un docente di sostegno. Un episodio così grave da far inviare gli ispettori regionali al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara.

Nonostante la sentenza del Tribunale regionale infatti a inizio settimana al papà e al bimbo era stato negato l’accesso alla scuola. «Non avevamo letto le mail, non sapevamo della sentenza, lo faremo entrare», aveva spiegato poi il preside della scuola, Riccardo Agresti che si era detto pronto a spiegare agli ispettori di aver fatto tutto il possibile, imputando però alla famiglia di ritenere «la scuola un babysitteraggio» e incolpando i genitori di «infischiarsene» del fatto che «altri 21 bambini non stanno imparando a causa della situazione in classe». Ci è voluta la bufera mediatica, una sentenza e gli ispettori, poi giovedì è avvenuto il ritorno in aula di Francesco, nome di fantasia per il bimbo affetto da Adhd, deficit di attenzione e iperattività. Ieri però di nuovo l’esclusione e nessuna assistenza, nemmeno dell’operatore educativo per l’autonomia e l’inclusione (Oepac). «Non riusciamo a gestirlo, riprendetelo», la richiesta delle ore 10 in sintesi fatta ai genitori da parte del personale scolastico. «Chiediamo solo l’applicazione di quanto deciso dal tribunale ribadisce l’avvocato Daniele Leppe, legale della famiglia dell’alunno -. Gli alunni con difficoltà hanno tutto il diritto di entrare a scuola e di avere assistenza. I genitori vogliono solo che il proprio figlio vada a scuola. Come ogni altro bambino». «Servono più ore di assistenza per il bambino, ma la certificazione medica è errata e l’abbiamo segnalata ai genitori. Ieri era impossibile gestirlo e abbiamo dovuto chiamarli – spiega il dirigente -. L’allontanamento? Un gesto eclatante per risolvere la situazione». Dal ministero assicurano: l’ispezione in corso terminerà a breve e saranno presi gli eventuali provvedimenti. «Parliamo di un deficit assolutamente gestibile, ma serve la qualità del sostegno, non la quantità delle ore, ci vogliono i corsi di formazione – spiega Cristina Lemme, presidente nazionale dell’Associazione Ahdh -. È proprio l’esclusione a inasprire i disturbi di questi bambini, che invece se ben seguiti migliorano visibilmente».

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ASS. APRI

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