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Negli ultimi anni, l’autismo – disturbo del neurosviluppo che coinvolge comunicazione, interazione sociale e comportamenti ripetitivi – è stato al centro di numerose ricerche scientifiche. Una delle frontiere più discusse e promettenti riguarda l’uso delle cellule staminali come potenziale terapia. Ma a che punto siamo oggi? Tra promesse, studi clinici e richiami alla prudenza, ecco cosa c’è da sapere nel 2025.


Le promesse della ricerca

Le cellule staminali, grazie alla loro capacità di trasformarsi in diversi tipi cellulari, sono studiate da tempo per applicazioni neurologiche. Nel caso dell’autismo, l’interesse si concentra sul loro possibile ruolo nella modulazione dell’infiammazione cerebrale, nella neuroprotezione e nel ripristino di circuiti neuronali alterati.

Uno degli studi più recenti, pubblicato nel maggio 2025 su Stem Cell Research & Therapy, ha riguardato un trial clinico di fase II sull’uso di cellule mononucleate del midollo osseo, in combinazione con interventi educativi. Sebbene i risultati completi siano ancora in fase di analisi, il semplice fatto che si tratti di una sperimentazione avanzata è significativo. Parallelamente, ricerche italiane, come quelle condotte dal team del professor Dario Siniscalco all’Università della Campania, stanno esplorando l’uso delle staminali cordonali come potenziale via per ridurre i processi infiammatori nel cervello dei bambini con disturbo dello spettro autistico.

Una meta-analisi pubblicata nel 2021, ancora oggi citata nella letteratura scientifica, ha evidenziato miglioramenti comportamentali in alcuni casi, soprattutto in termini di comunicazione e interazione sociale, senza eventi avversi gravi. Tuttavia, gli stessi autori raccomandavano ulteriori studi, con campioni più ampi e follow-up prolungati.

Le voci della comunità scientifica

Nonostante l’interesse crescente, gli esperti invitano alla cautela. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), le cellule staminali non sono al momento una terapia riconosciuta per l’autismo e non esistono protocolli standardizzati o approvati per il loro utilizzo in questo ambito. L’associazione internazionale Autism Speaks sottolinea che, sebbene alcuni risultati siano incoraggianti, non vi è ancora sufficiente evidenza scientifica per giustificare l’adozione clinica su larga scala.

«Le staminali rappresentano una prospettiva affascinante – afferma la dottoressa Maria Rossi, ricercatrice al San Raffaele di Milano – ma servono studi clinici più robusti, condotti secondo rigorosi criteri etici e scientifici». Il suo gruppo è tra quelli coinvolti in una collaborazione internazionale pubblicata su Nature Neuroscience, che analizza i meccanismi biologici alla base dei possibili effetti delle staminali sui circuiti neuronali alterati.

Attenzione alle false promesse

Negli ultimi mesi, numerose associazioni di famiglie – tra cui ANGSA e FISH – hanno lanciato un allarme: cliniche private, soprattutto all’estero, offrono trattamenti a base di staminali a costi elevati (da 2.000 a 10.000 euro per seduta), presentandoli come “cura” per l’autismo, senza evidenze scientifiche e al di fuori di contesti regolamentati.

Anche il portale Superando.it ha riportato casi di pubblicità ingannevole e convegni pseudoscientifici che promuovono trattamenti ancora sperimentali come se fossero già convalidati. I rischi – oltre che economici – includono complicazioni mediche, come infezioni, rigetti e, in rari casi, formazione di tumori, soprattutto quando i protocolli non rispettano gli standard internazionali.

La posizione ufficiale: scienza, non scorciatoie

La comunità scientifica è compatta: l’autismo è una condizione complessa, che richiede un approccio multidisciplinare, basato su interventi comportamentali, logopedia, supporto educativo e inclusione sociale.

Le cellule staminali restano una frontiera promettente, ma ancora in fase sperimentale. Nessuna terapia basata su staminali è oggi approvata ufficialmente per l’uso clinico nel trattamento dell’autismo.

Come sottolinea il National Institute of Mental Health (NIMH), «la ricerca prosegue, ma ogni decisione terapeutica deve basarsi su evidenze, non su speranze premature».

L’uso delle cellule staminali nell’autismo è un tema che suscita interesse, curiosità e aspettative. Ma è fondamentale distinguere tra ciò che è promettente e ciò che è clinicamente valido.

Affidarsi a fonti attendibili, partecipare eventualmente a studi clinici regolamentati e diffidare da offerte non certificate è oggi l’unico modo per tutelare il benessere dei pazienti e delle famiglie.

Fino a prova contraria, la strada maestra resta quella della scienza rigorosa, dell’etica medica e dell’inclusione reale.

Per approfondimenti:
• Istituto Superiore di Sanità – Autismo e terapie innovative
• NIMH – Stem Cell Therapy for Autism
• Superando.it – Dossier autismo e terapie non validate
• ANGSA – Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici

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