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Bologna, 13 aprile 2026 – Ogni anno, il 2 aprile, l’Italia si tinge di blu. Monumenti illuminati, dichiarazioni ufficiali, e termini come “inclusione”, “attenzione”, “diritti” riempiono comunicati e social. Ma il giorno successivo, tutto si spegne. E con esso, per le persone con autismo e le loro famiglie, ritorna il silenzio. Un silenzio che non è casuale, né neutro, ma il risultato di scelte – o più spesso di non scelte – che da anni rinviano soluzioni concrete a problemi strutturali ben noti.
L’Associazione per la Ricerca sull’Autismo (APRI) denuncia da tempo questa situazione. Già nel 2022, durante la campagna elettorale, avevamo lanciato un appello pubblico ai candidati, chiedendo impegni chiari e verificabili per le politiche relative all’autismo. In quel documento evidenziavamo la necessità di dare piena attuazione alla normativa esistente, di garantire interventi scientificamente fondati, di ridurre le disuguaglianze territoriali e di costruire un sistema realmente integrato tra sanità, scuola e servizi sociali.
Le nostre richieste non erano generiche, ma si basavano su leggi e atti ufficiali. Sembra che questi appelli abbiano trovato una certa attenzione, almeno all’inizio della scorsa legislatura, quando il Parlamento ha approvato all’unanimità due mozioni sull’autismo, impegnandosi pubblicamente verso le persone con autismo.
Tuttavia, a distanza di quattro anni, è evidente che quegli impegni sono rimasti in gran parte lettera morta. Quattro problemi chiave continuano a dimostrare la distanza tra le dichiarazioni pubbliche e l’azione concreta da parte delle istituzioni.
1. Nomenclatore Tariffario e metodi ABA
Il primo nodo riguarda l’aggiornamento del Nomenclatore Tariffario, per includere i trattamenti basati sull’Applied Behavior Analysis (ABA), come previsto dall’art. 60 dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del gennaio 2017. La mancata inclusione di questi trattamenti crea gravi disuguaglianze territoriali, con lunghe liste d’attesa, costi insostenibili per molte famiglie, e la necessità di rivolgersi al settore privato. Nonostante le sollecitazioni delle principali associazioni, la situazione resta irrisolta, anche a causa delle pressioni di altri approcci terapeutici, come quelli psicoanalitici.
2. Rinnovo del Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Istruzione e Ministero della Salute
Il secondo problema riguarda il mancato rinnovo del Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e il Ministero della Salute, un documento fondamentale per garantire la continuità e l’integrazione nei percorsi di inclusione scolastica e preparazione al lavoro per gli studenti con disabilità, in particolare quelli con autismo. Il protocollo è scaduto il 17 gennaio 2025, e nonostante le richieste di rinnovo presentate da APRI e dalla FISH, ancora non ci sono risposte concrete.
3. Riconoscimento delle professioni ABA
Il terzo problema riguarda la proposta di legge per il riconoscimento delle professioni ABA, necessaria per garantire la qualità e la trasparenza degli interventi. Senza una regolamentazione chiara, il settore rischia di essere frammentato e improvvisato, con danni concreti per i diritti delle persone con autismo. La proposta riprende il modello già adottato per la Lingua Italiana dei Segni (LIS) e per il Tattile (LIST), ma è ancora in sospeso.
4. Linee guida sul trattamento dell’autismo
Il quarto tema riguarda la richiesta di annullamento della “Linea Guida per la diagnosi e il trattamento di bambini e adolescenti con disturbo dello spettro autistico”, approvata nell’ottobre 2023. APRI ha presentato un ricorso al Consiglio di Stato per cancellare due problematiche evidenti:
• L’indicazione di antipsicotici per bambini piccoli, che ha portato a un aumento delle prescrizioni, e
• La raccomandazione di terapie psicoeducative senza distinzione tra le diverse metodologie, in contrasto con la letteratura scientifica internazionale.
Di fronte a questo quadro, le domande sono inevitabili: che fine hanno fatto gli impegni presi pubblicamente? Che valore hanno le mozioni approvate se non producono azioni concrete? Ha senso parlare di “consapevolezza dell’autismo” se non si traducono in decisioni amministrative e legislative?
APRI chiede oggi, con fermezza e senso di responsabilità, che maggioranza e opposizioni continuino a impegnarsi per garantire i diritti delle persone con autismo. Non servono nuove promesse o giornate simboliche. È ora di dare seguito a quanto già dichiarato, votato e condiviso. Perché la consapevolezza senza diritti è solo retorica. E per le persone con autismo, il silenzio che segue le celebrazioni non è un’eccezione annuale, ma una realtà quotidiana che non può più essere ignorata.
Prof. Carlo Hanau
Presidente di APRI OdV ETS – Associazione per la ricerca sull’autismo