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Redazione – Tutto quello che il contribuente deve sapere sulla quota IRPEF destinabile al Terzo Settore, alla ricerca scientifica e agli enti no-profit
Nel marasma delle scadenze fiscali di primavera, tra modelli 730, F24 e codici tributo, c’è un piccolo riquadro che spesso passa inosservato. Si chiama 5×1000 e, con una sola firma e un codice fiscale, permette a ogni contribuente italiano di destinare una quota delle proprie tasse a enti del Terzo Settore, alla ricerca scientifica o ai comuni di residenza. Non si tratta di una donazione: è denaro già dovuto all’Erario che, in assenza di scelta, finisce semplicemente nelle casse generali dello Stato.
Come funziona
Il nome può trarre in inganno: non si tratta di “cinquemila euro” bensì di cinque parti per ogni mille di IRPEF versata, ovvero lo 0,5% dell’imposta lorda. Se un lavoratore paga 4.000 euro di IRPEF annua, il suo 5×1000 vale 20 euro — una cifra modesta individualmente, ma che sommata a quella di milioni di contribuenti diventa un fiume di risorse: circa 500 milioni di euro distribuiti ogni anno agli enti beneficiari.
La firma si appone nella sezione apposita del modello 730 o del modello Redditi PF. È sufficiente indicare il codice fiscale dell’ente beneficiario nell’apposito spazio. Se il codice viene omesso ma si firma comunque, la quota viene ripartita proporzionalmente tra gli enti della categoria prescelta. Se non si firma affatto, la quota rimane all’Erario senza beneficiare nessuno.
Chi può ricevere il 5×1000
La normativa individua più categorie di beneficiari: gli enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al Registro Unico Nazionale — associazioni di volontariato, fondazioni, cooperative sociali; gli enti di ricerca scientifica e sanitaria; i comuni di residenza per attività sociali; le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI per l’avviamento allo sport dei giovani. Ogni anno l’Agenzia delle Entrate pubblica l’elenco aggiornato degli enti ammessi, che devono fare apposita domanda e rispettare precisi obblighi di rendicontazione.
La differenza con 8×1000 e 2×1000
Il sistema italiano prevede tre destinazioni volontarie distinte. L’8×1000 va alla Chiesa Cattolica, ad altre confessioni religiose riconosciute o allo Stato per scopi umanitari. Il 2×1000 è destinabile ai partiti politici. Il 5×1000 è il solo riservato al Terzo Settore e alla ricerca. Si possono firmare tutti e tre contemporaneamente: nessuna scelta influenza le altre.
Perché è importante scegliere
Molte organizzazioni — dai centri antiviolenza alle associazioni di pazienti, dai gruppi di protezione civile alle cooperative sociali — dipendono in misura significativa dal 5×1000 per programmare le proprie attività. A differenza dei bandi pubblici, questa risorsa è stabile e prevedibile. Un’associazione che riceve 50.000 euro dal 5×1000 può pianificare un intero anno di interventi.
Il tempo necessario per compilare la casella è di trenta secondi. Non riduce il rimborso, non aumenta le tasse, non comporta alcun costo. Eppure ogni anno milioni di contribuenti si fermano prima di quel riquadro, per distrazione o mancanza di informazione. La prossima volta che apri il 730, fermati un momento in più: quella firma vale più di quanto sembri.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo. Per dettagli specifici sulla propria situazione fiscale, si consiglia di consultare un CAF o un commercialista.